Stalking su una psicologa, torna in carcere ex pugile
Assolto per vizio di mente in seguito ad un danneggiamento in questura il giovane doveva essere ricoverato in una struttura sanitaria, ma non c’era posto
LUCCA. Finisce di nuovo dietro le sbarre quel marocchino con la passione del pugilato che nel 2010, non ancora ventenne, fu arrestato per aver nascosto sotto il materasso e dentro l’armadio della sua casa di Capannori un chilo di hashish che spacciava nella periferia cittadina. Stavolta, nonostante una denuncia pregressa e un divieto di avvicinamento, appena uscito dal penitenziario ha fatto visita ad una psicologa in servizio al dipartimento per le politiche antidroga. La stessa che l’anno scorso aveva minacciato e che era stata costretta a denunciarlo per atti persecutori. In quell’occasione, nei confronti dell’immigrato, il giudice aveva disposto la misura cautelare del divieto di avvicinamento. Ma non è servito a nulla.
PROBLEMI PSICHIATRICI
Le porte del carcere si sono spalancate di nuovo per Bahara Zouheir, 29 anni, residente in via di Tiglio, che più che in un penitenziario dovrebbe essere sistemato in una casa di cura. Ad essere precisi in una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems): una struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi. Ma, come accade spesso in questo Paese, strutture residenziali con funzioni terapeutico-socio riabilitative con permanenza eccezionale, in Italia ce ne sono 30 e in Toscana solo una (Volterra) con trenta posti disponibili. Nel caso dell’ex pugile marocchino, il magistrato di sorveglianza, considerando la sua pericolosità sociale, stava cercando di individuare un Rems che potesse ospitarlo. Ma non avendo ancora trovato una struttura libera e in considerazione della nuova denuncia sporta dal medico, il gip Simone Silvestri ha disposto la custodia in carcere eseguita lunedì sera dalla polizia. E così il regime carcerario, specie per persone indigenti e senza una famiglia alle spalle, resta l’unica soluzione per evitare che soggetti pericolosi per sé e per gli altri possano nuocere alla collettività.
I PRECEDENTI
Zouheir è una persona decisamente fuori controllo. L’ultima volta, la notte del 7 luglio scorso, si avvicinò all’ufficio immigrazione di via Cavour, afferrò una transenna e con violenza colpì a ripetizione la porta a vetri che si trova all’ingresso danneggiandola. L’operatore del 113 avvertì le volanti piombate in pochi minuti sul luogo. Il marocchino era ancora di fronte alla questura e cercò di allontanarsi ma, vistosi accerchiato, si arrese. Arrestato era uscito dal carcere nei giorni scorsi in quanto il giudice lo aveva assolto dal reato di danneggiamento per incapacità di intendere e di volere disponendo la misura di sicurezza del ricovero al Rems.
Poche ore prima di quel danneggiamento agli uffici della questura, l’extracomunitario a cui è stato revocato il permesso di soggiorno, era stato sanzionato per atti osceni in luogo pubblico: aveva urinato in piazza San Michele davanti ad un esercizio pubblico. Si era pure affacciato alla finestra di casa sua urlando e minacciando i passanti e vicini con frasi incomprensibili per poi allontanarsi. Pochi giorni prima, vicino a porta San Gervasio aveva minacciato una donna slacciandosi la cintura e facendola roteare. E in passato si era reso protagonista di una serie di atti inconsulti avvenuti in via del Fossi e in via Fillungo all’altezza della pizzeria Sbragia. —
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