Il presidio
Marcucci: centrosinistra unito per il rush finale modello Lucca
Il capogruppo dei senatori Pd sul caso Remaschi: «Non sottovaluto le scelte di alcuni iscritti, ma tutti contribuiranno. Giani? È un politico pop»
LUCCA. È convinto che queste elezioni regionali siano «le più importanti della storia» e che il centrosinistra, anche a Lucca, «negli ultimi giorni si sta mobilitando, perché ha capito l’importanza della posta in gioco e di supportare Eugenio Giani in questa battaglia politica e di civiltà». Andrea Marcucci, capogruppo Pd, è convinto che anche il partito di Lucca sia pronto a marciare compatto, nonostante gli scombussolamenti delle ultime settimane dopo il caso Remaschi.
Senatore, provate a replicare in Toscana quanto avvenuto tra primo e secondo turno alle comunali di Lucca del 2017, con la mobilitazione straordinaria a favore di Tambellini?
«Mi sembra un buon paragone. L’esempio di Lucca testimonia come lavorando uniti, compatti e determinati, conoscendo l’mportanza dell’obiettivo, si possano ottenere risultati insperati. La mobilitazione è centrale e tutti gli elettori riformisti e progressisti che conoscono e apprezzano la Toscana oggi sono chiamati a lavorare e impegnarsi per una battaglia di civiltà. Anche se la campagna elettorale è stata anomale, in estate e dopo l’emergenza sanitaria. In queste condizioni non è facile coinvolgere elettori e militanti».
Dice che serve un Pd unito e compatto. Ma questa non sembra essere la foto del partito lucchese, dopo il caso Remaschi. Influirà sul voto di domenica?
«Partiamo dalla candidatura di Giani: è stata voluta da tutto il Pd e tutto il centrosinistra, con la volontà assoluta di garantire una buona guida alla Regione. Su Lucca la definizione delle candidature è stata più complessa. La direzione regionale ha fatto la scelta del rinnovamento, con il mio plauso. Non sottovaluto le scelte personali dei nostri tesserati, anche con incarichi amministrativi. Ma sono tranquillo sulla loro determinazione e sulla loro volontà di aiutarci».
Giani sarà stato condiviso, ma è il candidato giusto? O come dicono molti manca di carisma?
«Non conosco un politico più pop di Eugenio Giani. Ama la gente, ama frequentarla, conosce benissimo la Toscana e tutti i suoi Comuni. Ed è molto competente».
Perché dà così tanta importanza a queste elezioni? E perché ce l’ha così tanto con Salvini?
«Perché ha preso in giro Parlamento e istituzione e pensa di prendere in giro i toscani e i lucchesi: fa finta di conoscerci, ma non sa nulla di noi. E nasconde il fatto che la sua candidata è contraria all’uso del Mes per la sanità e ha votato, come europarlamentare, al Recovery fund. Per questo le elezioni sono così importanti: non è possibile che sia la Ceccardi a guidare la Toscana nel momento in cui noi dobbiamo fare progetti per il futuro, grazie ai fondi del Recovery».
Quanti consiglieri lucchesi puntate a portare a Firenze, in caso di vittoria di Giani?
«Puntiamo a due consiglieri. E credo che Lucca, per la sua importanza, abbia diritto a rivendicare un posto di primo piano nella giunta. Il loro compito sarà di raccogliere le istanze del teerritorio e portarle a Firenze. Già in passato abbiamo dimostrato autonomia, come con il pirogassificatore di Barga. I nostri consiglieri hanno saputo fare muro e insieme ai nostri sindaci hanno condotto una battaglia che porterà a non costruire quell’obbrobrio. Il punto fondamentale è che i consiglieri che eleggeremo siano persone che conoscano il territorio e la macchina pubblica. Anche per poter raccogliere i soldi del Recovery Fund che passeranno per la Regione».
Nel 2022 si voterà per il sindaco di Lucca. Quale pensa dovrebbe essere il percorso per individuare la candidatura senza i problemi dell’ultima volta?
«Bisogna iniziare un percorso che parta preso, a inizio 2021 e che sia molto aperto. Il Pd deve essere inclusivo, partendo dalla società civile per individuare il miglior candidato possibile che raccolga una coalizione ampia, con forze politiche e civiche».
Le primarie le avete messe definitivamente nel cassetto?
«Le primarie sono nel Dna del Pd. Però quando ci sono le condizioni per avere un candidato di tutti è giusto non farle. Se ci sono più candidature adeguate pronte a confrontarsi, invece, possono permetterci di avere una grande mobilitazione». —
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