Il presidio
Mamma coraggio fece arrestare uno dei componenti la banda
Stando all’accusa Jamil Chamkhi teneva segregata a Sant’Anna una giovane di 32 anni finita nel vortice della droga e usata per motivi di carattere sessuale
LUCCA
Malviventi feroci i componenti della banda Talbi. Capaci sia di giorno che di notte di restare nascosti tra la vegetazione, in attesa de i clienti che, prevalentemente, in automobile e dopo aver telefonato, venivano avvicinati lungo il ciglio della strada per poi ripartire subito dopo aver preso la dose praticamente al volo. Clienti di età compresa tra i 25 e 45 anni, quasi tutti operai e disoccupati, che spesso non avevano disponibilità economica necessaria per soddisfare il loro fabbisogno di droga. Per ottenere la dose a credito erano disposti a servire gli spacciatori nelle loro esigenze logistiche. Per eludere carabinieri e polizia i Talbi e i loro associati non usavano auto di proprietà (nessuna macchina o appartamento intestato), ma venivano accompagnati da «selezionati indigenti consumatori di eroina» che utilizzano le loro vetture per gli spostamenti dei pusher e per il loro approvvigionamento di cibo e bevande. Un’indagine dei carabinieri che parte da lontano. Dal novembre 2018 quando in un controllo in quell’area boschiva della Lucchesia i militari sorprendono un tunisino che, per guadagnare la fuga, lascia sul posto un barattolo contenente 22 grammi di eroina, un bilancino elettronico, denaro contante e un cellulare. Proprio dall’analisi del telefono sul quale continuavano ad arrivare le telefonate della clientela anche dopo il suo abbandono da parte dello spacciatore, i carabinieri riuscivano pazientemente a ricostruire l’organigramma del gruppo e il giro d’affari illecitoi.
MADRE CORAGGIO
Particolarmente toccante la vicenda di una giovane donna di 32 anni. Per soddisfare le esigenze di carattere abitativo la banda dei tunisini faceva ricorso ai clienti che avevano difficoltà a pagare la droga. La giovane donna, ormai dipendente dell’eroina, era stata costretta ad ospitare nel suo appartamento a S. Anna, Jamil Chamkhi, 19 anni, uno dei tunisini della gang degli spacciatori. Alla fine era stata segregata in casa diventando l’oggetto del piacere sessuale del pusher senza scrupoli. A salvarla, a fine gennaio 2020, fu la mamma. Con grande coraggio, dopo aver tentato invano di contattare la figlia finita nel vortice dell’eroina, chiamò i carabinieri del nucleo radiomobile. E grazie al cellulare in uso alla trentenne i militari localizzano, attraverso le celle telefoniche, la casa di corte tra S. Anna e S. Concordio dove si trova la giovane donna e il suo aguzzino. In quella zona c’era un via vai di giovani - di età compresa tra i 18 e i 35 anni - che si rifornivano di eroina. Nella casa c’è il tunisino. È senza documenti. I militari gli trovano 20 grammi di droga. E in una stanza c’è anche la trentenne lucchese. È scossa e ha ancora addosso i segni dell’aggressione subita dal nordafricano. Lividi sul volto legati ad un recente accesso al pronto soccorso del San Luca a seguito delle botte subite. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google