Il Tirreno

Lucca

LA LOTTA AL CRIMINE  

La centrale dello spaccio smantellata dai carabinieri

Luca Tronchetti
La centrale dello spaccio smantellata dai carabinieri

In manette cinque extracomunitari che agivano al confine tra Lucca e Pisa  e dalle 23 alle 4 del mattino cedevano lo stupefacente a 30-40 persone

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/ LUCCA

L’operazione scatta all’alba quando i carabinieri del radiomobile della Compagnia di Cortile degli Svizzeri in collaborazione con i militari della Compagnia di Pisa fanno irruzione nelle abitazioni, tutte nell’hinterland pisano, di una gang di tunisini a capo di un’autentica centrale dello spaccio individuata nelle aree boschive intorno alle località di Nozzano, Cerasomma, Balbano e Filettole crocevia dei traffici illeciti delle due province confinanti. Una banda che riforniva quasi quotidianamente almeno trenta tossicodipendenti solo della Lucchesia in un orario compreso tra le 23 e le 4 del mattino. Un’organizzazione con al vertice la famiglia nordafricana dei Talbi che, stando all’accusa e ai carabinieri, nel mercato dello spaccio sono unanimemente riconosciuti come i principali procacciatori di eroina.

CLAN STRUTTURATO

Stando agli investigatori il clan era ben strutturato. Ogni spacciatore usava utenze telefoniche che spesso e volentieri cambiava e sulle quali memorizzava i contatti con i clienti (da quelli abituali a quelli occasionali) e ogni volta che il cellulare o lo smartphone veniva sostituito il malvivente tunisino mandava un messaggio per informarli del nuovo numero sul quale essere contattato. Ma i «venditori di morte» non si limitavano a sostituire spesso gli apparecchi telefonici. Adottavano verso i tossicodipendenti, specie quelli più indifesi e incapaci di qualsiasi reazione, atteggiamenti di carattere minatorio che sfociavano anche in violenze fisiche e morali in modo da ottenerne l’obbedienza, il silenzio e la sottomissione. Erano in grado con il loro comportamento di generare negli assuntori abituali di eroina uno stato di soggezione tale da dissuaderli nell’intenzione di rivolgersi e intraprendere un percorso di recupero e men che meno di fornire collaborazione alle forze di polizia. In sostanza si era creata tra pusher e consumatori di droga una sorta di «Sindrome di Stoccolma». Una dipendenza psicologica in vittime di episodi di violenza fisica o verbale con i tossicodipendenti che, nonostante i maltrattamenti, provano un sentimento positivo nei confronti degli aguzzini instaurando una sorta di solidarietà.

GLI ARRESTATI

Sono cinque i tunisini arrestati mentre un sesto, colpito da ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta del procuratore Lucia Rugani, è ancora uccel di bosco. Al vertice della gang due fratelli tunisini ben noti alle cronache: Fires Talbi, 21 anni, detto «Zidan» finito già in carcere nel luglio 2017 per aver mandato in ospedale, rompendo ad un agente anche il setto nasale, due poliziotti durante un intervento alla stazione ferroviaria di Pisa e Mohamed Feres Talbi, 23 anni, detto «Omar», già arrestato a luglio 2019 quando fu trovato a Cerasomma, nelle vicinanze dell’argine del fiume, con 45 grammi di eroina e 25 di cocaina pronti per essere ceduti. In manette anche Jamil Chamkhi, 19 anni, detto “Giovanni”, già finito in carcere e i connazionali Mohamed Heider Talbi, 22 anni, detto “Karim” rintracciato nella zona di Cisanello e Amir Otay, 22 anni, sino a ieri l’altro sottoposto ad obbligo di presentazione alla pg dopo essere stato arrestato nel mese di febbraio con 35 grammi tra cocaina ed eroina. Nella rete di spaccio anche due minori tunisini, rispettivamente di 16 e 17 anni legati alla famiglia Talbi, la cui posizione è al vaglio del tribunale dei minori. —

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