Il presidio
Spacciavano droga e minacciavano i clienti: cinque arresti
Operazione dei carabinieri tra Lucca e Pisa: gli indagati si facevano anche portare in auto dai tossicodipendenti
LUCCA. Operazione antidroga del Radiomobile dei carabinieri di Lucca, insieme ai colleghi di Pisa, per eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei cittadini tunisini, uno dei quali ancora irreperibile e ricercato. Tutti gli indagati sono responsabili a vario titolo di numerose cessioni di eroina e cocaina, avvenute al confine tra le province di Pisa e Lucca, a favore di innumerevoli clienti di cittadinanza italiana, tossicodipendenti da molti anni, nei confronti di alcuni dei quali è stato ricostruito un fenomeno di diverse centinaia di acquisti in un arco temporale molto lungo.
L’indagine è stata avviata nel novembre 2018, allorché nel corso di un controllo in un’area boschiva del Comune di Lucca, i militari sorprendevano un extracomunitario che per fuccire si trovava costretto a lasciare sul posto un involucro con 22 grammi di eroina, un bilancino elettronico, denaro contante e un telefono cellulare. Proprio l’analisi del telefono, sul quale continuavano ad arrivare le telefonate dei clienti anche, consentiva di avviare la ricostruzione dell’organigramma del gruppo e del loro giro d’affari, costituito soprattutto da clienti italiani di diverse fasce d’età.
Fondamentale il contributo offerto da svariati acquirenti, che dopo essere riusciti a superare le remore e le paure iniziali, hanno permesso con le loro dichiarazioni precise e concordanti di ricostruire località e modalità di spaccio, nonché il ruolo rivestito da ciascun componente.
A capo dell’organizzazione sono stati così collocati due fratelli tunisini, entrambi finiti in manette nella mattinata di mercoledì 16 settembre: Fires Talbi, 21 anni detto Zidane e Mohamed Feres Talbi, 23 anni, detto "Omar". Quest’ultimo era stato arrestato nella fase iniziale dell’attività, nel luglio 2019, quando fu trovato in possesso di 70 grammi di stupefacente, tra eroina e cocaina. I fratelli ingaggiavano tra i loro collaboratori solo persone di estrema fiducia, per lo più legati da vincoli di parentela alla loro famiglia, ai quali affidavano la responsabilità di singole piazze di spaccio, individuate nelle aree boschive intorno le località di Nozzano, Cerasomma, Balbano e Filettole, tutte situate in prossimità del confine tra la città di Lucca e la provincia di Pisa. Una scelta dettata all’esigenza di ampliare la cerchia degli acquirenti, oltre che rendere meno agevoli gli interventi repressivi delle forze di polizia.
Ogni spacciatore utilizzava diverse utenze telefoniche che periodicamente cambiava e sulle quali era solito memorizzare i contatti dei clienti, anche quelli meno abituali, ai quali in occasione di ogni cambio utenza mandava un messaggio per informarli del nuovo numero sul quale essere in futuro contattati. Gli spacciatori però, non si limitavano a questo. E’ stato accertato infatti che adottavano verso i clienti un atteggiamento minatorio, costituito da violenze fisiche e morali, al fine di ottenere l’obbedienza dei tossicodipendenti, il loro silenzio e la loro sottomissione; il tutto generando uno stato di soggezione, affinché i medesimi si rifornissero di stupefacente esclusivamente tramite la loro catena, venissero dissuasi dall’intraprendere un eventuale percorso di recupero e non fornissero alcuna collaborazione alle Forze di polizia. Come già accertato anche in pregresse attività investigative gli spacciatori, dal primo pomeriggio sino a tarda notte, erano soliti rimanere nascosti tra la vegetazione, in attesa dei clienti che, prevalentemente in automobile, dopo aver telefonato, venivano avvicinati lungo il ciglio della strada per poi ripartire subito dopo.
Alcuni fra i numerosi clienti, non avendo la disponibilità economica necessaria per soddisfare il loro fabbisogno di droga, hanno altresì ammesso di aver provveduto, per godere di un trattamento di favore nell’acquisto dello stupefacente, anche a svariate esigenze di carattere logistico degli spacciatori, i quali, anche per eludere eventuali attività investigative, non utilizzavano specifiche autovetture, ma venivano sempre accompagnati da acquirenti selezionati nei siti di spaccio, facendo loro ricorso anche per farsi portare da bere o da mangiare. Nessuno tra i componenti il sodalizio è mai stato intestatario di vetture o di contratti di locazione. Anche per soddisfare contingenti esigenze di carattere abitativo, gli spacciatori facevano ricorso ai clienti.
Nell’abitazione di uno di questi, ubicata nel quartiere Sant’Anna di Lucca, dove era stato ospite uno degli arrestati, Jamil Chamkhi, 19 anni detto "Giovanni", i militari, nel mese di gennaio 2020, avevano altresì sorpreso una donna di 32 anni, tossicodipendente, tenuta segregata dallo straniero nell’appartamento per soddisfare le sue esigenze di carattere sessuale. All’interno dell’abitazione, oltre allo straniero, già nell’occasione arrestato in flagranza di reato, i Carabinieri recuperarono circa 20 grammi di eroina. Nella circostanza era stata la mamma della ragazza a chiedere l’intervento dei militari, dopo essere rimasta senza ricevere notizia della figlia per alcuni giorni.
Tra le altre persone finite in manette anche Mohamed Haider Talbi, 22enne detto “Karim”, rintracciato nel quartiere Cisanello di Pisa e Amir Otay, 22enne, anch’egli dimorante in Pisa e sino a oggi sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria dopo essere stato tratto in arresto in flagranza di reato nel corso dell’attività, nel mese di febbraio, allorché fu trovato in possesso di complessivi 35 grammi, tra eroina e cocaina. Elementi importanti della collaudata rete di spaccio anche due minori tunisini, rispettivamente di anni 16 e 17, legati alla famiglia Ealbi, la cui posizione è al vaglio del Tribunale per i minorenni di Firenze.
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