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Lucca

Santa Croce, non c’è la processione, ma la gente sì. L’arcivescovo ricorda Willy e Maria Paola

Luca Cinotti
Santa Croce, non c’è la processione, ma la gente sì. L’arcivescovo ricorda Willy e Maria Paola

Lumini (a led) comunque accesi lungo il tragitto tradizionale. Monsignor Giulietti cita i due giovani uccisi negli ultimi giorni

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LUCCA. Per i lucchesi quella del 13 settembre non è una sera qualsiasi. Lo hanno dimostrato ieri, nel giorno che normalmente avrebbe dovuto accogliere la festa grande della città, la processione di Santa Croce. Il corteo, come deciso settimane fa, non c’è stato. Ma le persone, ieri sera in centro, non mancavano. Coppie, famiglie, gruppi di amici. Sparsi lungo il percorso tradizionale, da San Frediano a San Martino. A dimostrare, mantenendo distanze e mascherine, un senso di appartenenza a quella che - nonostante l’appannamento degli ultimi decenni - rimane comunque la tradizione più sentita.

A stabilire un legame con quello che è stato fino al settembre dell’anno scorso l’illuminazione che è stata garantita su tutto il percorso. Per la prima volta i lumini installati sono stati tutti a led e la differenza si è notata: una luce più stabile e più diffusa ma di un tono meno caldo. In tempi normali questo sarebbe stato tema di discussione forse per qualche giorno, ma ieri non era al centro delle preoccupazioni dei lucchesi. Certo, molte cose sono mancate. Non solo la processione, ma anche i fuochi d’artificio, lo spettacolo che richiama migliaia di persone sulle Mura. E il “rompete le righe” dopo il passaggio del corteo che segna il passaggio dall’attenzione silenziosa verso chi sfila alla voglia di trascorrere una serata di festa.

Tante persone in centro, dunque. Anche vicino a piazza Antelminelli e piazza San Martino, chiuse all’accesso con l’eccezione di coloro che, invitati, potevano entrare nella Cattedrale.

Dopo un brevissimo saluto dell’arcivescovo Paolo Giulietti dal portico di San Martino, i circa 300 ammessi all’interno hanno cominciato a entrare, in una edizione “in minore” della classica processione, a partire dal volontariato per proseguire con le zone pastorali, le comunità cattoliche, il clero e le autorità civili. Tutti a distanza, tutti con le mascherine. E tutti incanalati, una volta passato il portone centrale, verso la cappella del Volto Santo, per rendere omaggio al Cristo nero.

Una serata accorciata nei tempi (rispetto a quelli assai generosi dell’era pre-Covid) che ha avuto il suo punto centrale nel discorso di monsignor Giulietti.

L’arcivescovo si è rivolto ai pochi presenti per ricordare che il loro non era soltanto un privilegio, ma anche un onere: «Voi rappresentate - ha detto Giulietti - anche quelli che questa sera non sono potuti venire. Ci ricorderemo di questa edizione della Santa Croce, come ci ricorderemo di quest’anno che ci ha privato di tanti momenti, ecclesiali e civile». E poi un saluto ai ragazzi della pastorale giovanile e un accenno preciso a due fatti di cronaca che hanno riguardato due loro coetanei: «Willy, ucciso perché coraggioso e Maria Paola, uccisa perché omosessuale (quest’ultimo è l’omicidio di Napoli, commesso dal fratello, ndr.)».

Anche il mottettone è in versione “light” e senza strumenti a fiato: tutto finisce entro le 22. Fuori, le persone continuano a passeggiare. Non ci sono i fuochi d’artificio, ma almeno il chiosco per i frati in piazza Napoleone, quello c’è. E, come ogni anno, è preso d’assalto. Almeno questo il Covid non è riuscito a portarcelo via. 


 

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