Il Tirreno

Lucca

Il designer Domenico Raimondi sull’ex manifattura 

«Gli investitori esterni sono indispensabili»

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Lucca

«Di fronte a un’opportunità, chi amministra la città e la politica ha il dovere non solo di volare alto ma di operare responsabilmente con le giuste mediazioni affinché i progetti si possano concretizzare»: ad affermarlo, con un riferimento evidente alla ex Manifattura Tabacchi, è Domenico Raimondi, Art Director and creative designer lucchese, nonché promotore, non solo nella nostra città, di numerose iniziative di “contaminazione” fra arte e solidarietà.

Secondo Raimondi «la disponibilità di un investitore esterno è indispensabile alla realizzazione dell’operazione e – questo spesso il dibattito lo dimentica – comporta necessariamente un “ dare avere”, un concedere in cambio di risorse e fattibilità. Un’opera di mediazione indispensabile tra le necessità della città e il ritorno economico di chi sostiene un investimento. Immaginare a Lucca investitori economici esterni pronti a soddisfare i desideri della città senza un tornaconto, così come sognare ulteriori investimenti pubblici, significa scegliere di non essere realisti. Una proposta di progetto di financing c’è ed è certamente migliorabile. Che lo si utilizzi come un punto di partenza, invece che tentare di affondarlo. È una proposta che ha una caratteristica preziosa e non trascurabile: la territorialità del proponente e la sua credibilità. Forse l’unico. O davvero si crede che fuori dalle Mura ci sia la fila?».

«Personalmente – continua Raimondi – mi limito ad auspicare un intervento meno timido, dove architettura e design sappiano dare una risposta originale ad un’area soggetta a vincolo storico. Ciò darà una spinta anche nel pensare funzioni e servizi per le future generazioni. Anche in occasione dell’ultimo consiglio straordinario più che il futuro della città pare interessare l’eventuale débâcle dell’attuale amministrazione su una porzione di immobile (perché è giusto ricordare che le critiche si rivolgono a un progetto che riguarda solo una parte dell’ex manifattura e non il suo complesso) che giace inerte da 20 anni. Chiedere ulteriore tempo di riflessione è chiaramente il modo per poter dire tra alcuni mesi “ecco, hanno avuto 10 anni e non ci sono riusciti”. E infatti nuove indicazioni progettuali concrete e suggerimenti economici utili alla realizzazione non ci sono. I critici, gli stessi che denunciano la mancanza di visione e di sogni per la città, per l’ennesima volta si sono limitati a dire cosa non si può e non si deve fare. Un po’ poco per chi dice di avere a cuore il futuro della città». —

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