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Fusione Camere di commercio Mallegni e Marchetti dicono no
Secondo i due esponenti del centrodestra il “contentino” della proroga fino a dicembre non basta
LUCCA
L’accorpamento delle Camere di Commercio non s’ha da fare, secondo il senatore di Forza Italia, Massimo Mallegni e il collega di partito, nonché consigliere regionale uscente, Maurizio Marchetti. Ieri mattina hanno convocato la stampa davanti alla sede camerale di Lucca (all’interno i partiti politici non sono ammessi, hanno detto) per manifestare il dissenso dello schieramento di cui fanno parte e spiegarne le motivazioni. Il “contentino” di una eventuale proroga al 31 dicembre 2020 per l’accorpamento con Pisa e Massa Carrara (che il governo intende rendere esecutivo a fine novembre) non soddisfa affatto gli esponenti del partito di Berlusconi che affilano le armi, decisi a non mollare la presa. «La sinistra vuole esercitare il controllo su tutto – ha esordito Mallegni – e per farlo mira a concentrare tutto ciò che è pubblico, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, com’è accaduto per le Asl, il trasporto pubblico, il sistema rifiuti e acque. E adesso – aggiunge – cerca di mettere le mani sulle Camere di Commercio, una delle poche istituzioni vicino alle imprese che ancora dispongono di risorse da investire sul territorio in modo autonomo e che, dopo un eventuale accorpamento, non avrebbero più la stessa forza. E a risentirne sarebbero soprattutto le piccole e medie aziende, le più colpite dalla crisi postcovid che lottano ogni giorno per cercare di restare a galla e non licenziare il personale».
L’ex sindaco di Pietrasanta ha affrontato la questione in Senato, presentando un disegno di legge in cui chiede l’annullamento del progetto di fusione delle Camere di Commercio «che, commenta, sarebbe un colpo basso per l’economia e per il mondo imprenditoriale che è già in forte sofferenza».
Secondo Mallegni, è necessario intervenire sulla riforma Renzi del 2016 che stabilisce l’obbligatorietà degli accorpamenti degli enti camerali e riprendere la discussione. Intanto, facendo slittare la scadenza a fine anno, nel rispetto di un emendamento a firma Partito Democratico, sostenuto dal senatore Marcucci.
La richiesta dei senatori di Forza Italia di una proroga del commissariamento è stata accolta dalla Camera, però ancora non c’è l’accordo definitivo tra i partiti. «L’articolo 59 del cosiddetto Decreto agosto, continua Mallegni, prevedeva il commissariamento immediato. Ma, mentre il Parlamento cercava l’unanimità, il governo predisponeva il decreto per la chiusura immediata. Allora ho affrontato la questione direttamente con il ministro Paduanelli, il quale mi ha garantito che, se non sarà la maggioranza a farlo, sarà lui stesso ad assumersi la responsabilità delle conseguenze che potranno derivare dagli accorpamenti delle Camere di Commercio. Istituzioni importanti per il territorio e vicine alle imprese, anche dal punto di vista della promozione, in quanto dotate di risorse che permettono alle nostre aziende di farsi conoscere nel mondo, come testimonia l’operato di Lucca Promos».
Annunciano dunque battaglia i senatori forzisti, per evitare di distruggere quello che ritengono un patrimonio prezioso, costruito e finanziato dagli imprenditori italiani, la maggioranza dei quali sembrano essere contrari alla fusione. «Confido sul blocco del provvedimento – aggiunge il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Marchetti – perché unificare gli enti camerali di Lucca, Pisa e Massa Carrara significherebbe un grosso danno per l’economia del nostro territorio e per il mondo imprenditoriale che resterebbe orfano di un punto di riferimento importante per il futuro delle nostre aziende che in questo momento non hanno bisogno di ulteriori problemi». –
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