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Eredità “saccheggiate” e aste pilotate: indagato anche un giudice
Roberto Bufo per l’accusa era il capo di un’associazione che avrebbe lucrato pure sulle vendite immobiliari
FABBRICHE DI VERGEMOLI
Chiusa l’inchiesta “Giustizia di Zorro”, un’indagine condotta dai carabinieri di Massa nella quale, secondo l’accusa, a capo di un’associazione a delinquere formata da professionisti incensurati, c’era un magistrato impegnato su due fronti: a Massa pilotava le aste a suo vantaggio utilizzando dei prestanome e a Pisa lucrava sui beni ricavabili dalle eredità giacenti attraverso una curatrice, figlia del commercialista attivo sulla piazza massese degli incanti immobiliari.
Era il 9 gennaio 2018 quando i carabinieri arrestarono sette persone, (una nel frattempo è deceduta ndr) tra cui quello che viene considerato il dominus dell’associazione a delinquere, il magistrato Roberto Bufo, 58 anni, originario di La Spezia e residente a Marina di Carrara, all’epoca dei fatti giudice del Tribunale di Pisa, sezione civile, poi sospeso dall’incarico dal Csm, nonché assessore nell’ex Comune di Vergemoli. Nei giorni scorsi la Procura di Genova (competente nei processi) ha inviato ai sei indagati l’avviso di chiusura delle indagini.
Le accuse per cinque sono di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, turbativa d’asta, peculato e falso in atto pubblico. Si tratta, oltre a Bufo, di Roberto Ferrandi, 67 anni, di Carrara, commercialista dalla cui attività sospetta nelle aste è partita l’inchiesta; della figlia Francesca Ferrandi, 31 anni, avvocato con studio a Pisa; di Oberto Cecchetti, 74 anni, romano, avvocato, ex giudice di pace e già vice presidente del Festival Pucciniano di Torre del Lago; di Luca Paglianti, 55 anni, architetto residente a Marina di Pisa, consulente per i tribunali. Deve rispondere di un episodio di corruzione in atti giudiziari Giovanni Avino, 37 anni, di Pisa, ex vice direttore dell’Istituto vendite giudiziarie di San Giuliano Terme e ora impegnato in altre attività.
Bufo ( sua la frase intercettata «è come la giustizia di Zorro» a chi gli dice «qui bisogna rubare il più possibile»), oltre che a Vergemoli era stato assessore alla legalità a Portoferraio, candidato alle Europee, già pm a Massa. A Pisa si occupava di esecuzioni mobiliari. Per la procura il magistrato «sfruttando le proprie funzioni di magistrato al Tribunale di Pisa, promuoveva e organizzava l’associazione proponendo a Ferrandi di pianificare e perseguire un numero indeterminato di appropriazioni di somme di denaro destinate allo Stato e provenienti dall’amministrazione di eredità giacenti e di amministrazioni di sostegno, chiedendo a Ferrandi di adoperarsi, come in effetti avveniva, per ottenere la partecipazione al programma criminoso della figlia Francesca, avvocato, appositamente fatta iscrivere negli elenchi del Foro di Pisa per assumere gli incarichi relativi alle amministrazioni di sostegno e di curatela delle eredità giacenti che Bufo le avrebbe assegnato nello svolgimento delle sue funzioni giudiziarie».
Il livello pisano dell’inchiesta comprende anche la storia dell’auto, una Mercedes Glk da 12mila euro, donata al magistrato in cambio di custodia e vendita all’Ivg di un yacht pignorato in un cantiere ai Navicelli di Pisa e assegnato nel giugno 2016 per 4,8 milioni. L’Istituto di vendite giudiziarie avrebbe percepito 300mila euro di provvigione e per riconoscenza Avino e l’allora direttore Virgilio Luvisotti (scomparso nel marzo 2019) avrebbero fatto in modo di far arrivare l’auto al giudice per il trattamento di favore riservato all’Ivg. —
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