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Quel paese cancellato in una mattina di settembre
A Villa Collemandina il sindaco Francesco Pioli e il ministro Lorenzo Guerini ricordano la tragedia, ma anche la mobilitazione che seguì l’accaduto
VILLA COLLEMANDINA
Sette settembre 1920, ore 7.57: il paese di Villa Collemandina non esiste più. Il paese si trovava esattamente sopra l’epicentro di quel terremoto della scala 6,5 Richter (e tra il 9° e il 10° grado della Mercalli), che alle 7,56 sconvolse la Garfagnana e la Lunigiana, avvertito e in grado di far danni a centinaia di chilometri: 171 furono le vittime ufficiali, 650 i feriti, migliaia le persone rimaste senza un tetto. Tutto questo in un Paese che era appena uscito dal bagno di sangue della prima guerra mondiale, e in un territorio povero, terra di emigrazione e di contadini (e non a caso le vittime furono soprattutto donne e bambini: a quell’ora gli uomini erano già a lavorare nei campi), una zona aspra e in cui muoversi era già difficile a cose normali. Immaginate cosa poteva significare un terremoto così violento in quei posti e in quell’epoca.
Un aiuto arriva dalle foto di quell’epoca che sono esposte nel chiostro della chiesa (una, fra l’altro, scattata proprio lì 100 anni fa), che restituiscono una vaga idea di quale disastro fosse stato, così come lo rende un’altra lapide, collocata nello stesso posto nel 1970, in occasione dei 50 anni da quella tragedia, con sopra i nome delle 29 vittime del solo Paese di Villa Collemandina. Un’altra lapide, da ieri, spicca in quel chiostro, ed è quella che è stata inaugurata, al suono del silenzio, dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini, assieme al sindaco di Villa Collemandina Francesco Pioli. Alla presenza di numerosi cittadini, tanti volontari e, tra gli altri, del presidente della Provincia Luca Menesini e del senatore Andrea Marcucci.
Anche qui il concetto di imparare le lezioni del passato è emerso più volte. In particolare il sindaco Pioli ha ribadito la necessità di fare interventi di prevenzione sul territorio, un territorio che è fragile, e non solo qui in Garfagnana, sottolineando in particolare quanto siano ancora molti, troppi (il 70%), gli edifici che non sono a prova di terremoto.
«Un evento che ha segnato la storia di questa comunità – ha poi detto nel suo intervento il ministro Guerini – lo ha segnato con la paura, ma anche con la volontà di guardare al futuro e di prendersi cura del territorio». Da titolare del dicastero della Difesa Guerini ha poi ricordato, accanto a quello svolto da Croce Rossa e Vigili del Fuoco, il ruolo svolto dall’esercito, in soccorso delle popolazioni garfagnine, in occasione del terremoto del 1920: «Manifestazioni di solidarietà antesignane del concetto di Protezione Civile».
Poi un pensiero all’attualità, all’ultima criticità che il nostro Paese, tra i primi al mondo, si è trovato ad affrontare: «Una catena di solidarietà che si è vista anche in occasione dell’emergenza coronavirus. L’Italia non è rappresentata dalla manifestazione di qualche irresponsabile (il riferimento era chiaramente al movimento “No mask” e alla loro mobilitazione a Roma ndr), l’Italia è un’altra cosa». Un’altra cosa, ha detto Guerini, rappresentata dai sindaci, in prima linea in ogni emergenza (lui stesso è stato sindaco di Lodi, e ha ricordato le alluvioni della Bassa Padana), ma soprattutto da quel patrimonio immenso rappresentato dal mondo del volontariato. —
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