Il Tirreno

Lucca

Dal sisma del 1920 una lezione che il territorio ha imparato

Luigi Spinosi
Dal sisma del 1920 una lezione che il territorio ha imparato

Dalle macerie è nata una macchina pronta a ogni situazione Ma c’è ancora molto da fare sul fronte della prevenzione

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CASTELNUOVO

Non sempre, contrariamente a quanto affermava Cicerone, la storia è maestra di vita. Spesso, troppo spesso, l’uomo non impara dalle esperienze, ripete i suoi errori. Però, almeno in Garfagnana, Cicerone ha avuto ragione. Qui dalle terribili esperienze del passato si è imparato eccome e, soprattutto, si è imparato che... non si smette mai di imparare. Lo dimostra il centro di Protezione Civile all’Orto Murato, un centro di primissimo piano per struttura, dotazioni, organizzazione. Anche questo è un’eredità, ma non l’unica, di quella tragedia che esattamente 100 anni fa sconvolse la Garfagnana. E ieri, nel celebrare proprio qui l’anniversario del terremoto, si è sì guardato al passato, per ricordare, ma, soprattutto, si è guardato al futuro, a quella macchina della Protezione Civile che proprio qua, in mezzo alle montagne, trova una delle sue espressioni più alte. Merito anche di un senso di comunità forte, che si traduce in un volontariato che è riduttivo definire attivo.

«Noi siamo in un territorio sismicamente vivo, e abbiamo la necessità di organizzarci e attrezzarci»: ha detto il sindaco di San Romano Raffaella Mariani nell’aprire, al centro dell’Orto Murato, la conferenza dedicata alla presentazione del sistema di protezione civile della Garfagnana. Del resto la stessa Romani, da deputato, è stata protagonista del processo di riordino del codice della Protezione Civile, per dare un’organizzazione più efficiente a questa macchina. Un’organizzazione che, è stato ripetuto più volte durante il convegno (al quale erano presenti praticamente tutte le amministrazioni della Valle), deve puntare soprattutto sul “prima”, sul concetto di prevenzione. Non fosse altro per semplice tornaconto economico: spendere prima vuol dire spendere molto meno dopo, al momento di rimediare alle tragedie. In questo senso tanto è stato già fatto, come ricordato da Mariani, sul fronte dell’antisismica per gli edifici pubblici, ma resta da fare quell’ultimo tratto di strada dell’edilizia privata. E questo è uno degli aspetti che coinvolge direttamente i cittadini. Bernardo Mazzanti, responsabile della Protezione Civile regionale, ha poi fatto il punto sulle novità normative per fronteggiare gli eventi, compresa la creazione di ambiti territoriali ottimali. Il coinvolgimento dei cittadini è stato ila tema ripreso da Francesco Grossi, della protezione civile della Provincia di Lucca, dove coinvolgere non significa necessariamente fare i volontari (anche se, ben venga), ma anche formare le persone sul come comportarsi, consapevoli che in caso di grossa emergenza è impensabile attuare un intervento per ogni singolo cittadino. Occorre sapere cosa fare e vanno in questo senso iniziative come il progetto “Terremoto 2020” o la campagna, che sta per ripartire, “Io non rischio”.

Mauro Giannotti, della Protezione Civile dell’Unione Comuni della Garfagnana, ha fatto il punto sul lavoro dell’istituzione, un lavoro che li ha visti impegnati sul territorio su più fronti (non ci sono solo i terremoti, ma tante emergenze più o meno gravi: alluvioni, frane, maltempo e ultimamente anche la pandemia), ma anche al di fuori del territorio, visto che la struttura è attiva su ogni calamità («In ogni emergenza state sicuri che ci trovate un garfagnino»), portando la sua esperienza, ma anche, ha ribadito Giannotti, per fare esperienza. Federico Bonechi, del Comitato Nazionale del Volontariato, ha poi lanciato un appello ai sindaci ad appoggiare quella risorsa che sono le associazioni. Poi, prima dell’intervento del capo del dipartimento di Protezione Civile (vedi sotto) Angelo Borrelli, il presidente dell’Unione dei Comuni Andrea Tagliasacchi, nel portare i saluti istituzionali, ha voluto ringraziare, riferendosi al periodo dell’emergenza sanitaria, i sindaci e i volontari «che hanno vissuto giorni difficili». —



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