Il Tirreno

Lucca

«No alla finanza di progetto sul complesso»

Ex Manifattura Tabacchi: Legambiente  scrive a Comune e Fondazione  

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urbanistica

No alla finanza di progetto per l’ex Manifattura: è quanto sostiene Legambiente Lucca.

«Da più parti, anche con tardivi “mirinvengo”, continuano a sollevarsi dubbi sull’operazione di finanza di progetto – scrive l’associazione – con la quale la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca intenderebbe realizzare alcune piazze, unitamente a un parcheggio con relativa gestione privata, nell’ex Manifattura, che è un bene culturale pubblico. L’operazione vorrebbe essere realizzata utilizzando la tecnica della finanza di progetto, ricevendo a titolo di contributo dall’amministrazione la parte non soggetta al progetto Piuss dell’ex Manifattura».

La finanza di progetto, o projet financing, ricorda Legambiente «è una tecnica di finanziamento per le opere di interesse pubblico, connotata dal fatto di porre a carico di soggetti promotori o aggiudicatari, in tutto o in parte, i costi necessari alla progettazione ed esecuzione dei lavori, assicurando loro come unica controprestazione il diritto di gestione, funzionale allo sfruttamento economico delle opere realizzate». Una procedura però che, applicata ai beni culturali, ha determinato un’approfondita analisi della Corte dei Conti che, in una sua delibera parla di insuccesso di questo modello nel campo della valorizzazione del patrimonio storico-artistico («Ascrivibile, in massima parte, a incertezze sul piano della regolamentazione») e che la sua applicazione al settore dei beni culturali pone «seri problemi legati alla necessità, costituzionalmente prevista, della loro tutela diretta da parte dello Stato e alla loro natura di beni comuni, che potrebbe essere contraddetta dal loro assoggettamento alla gestione privata. La gestione privata del bene culturale dovrebbe, quindi, essere limitata al piano della valorizzazione».

«Raccomandiamo – riprende Legambiente – la lettura di questa delibera ai nostri amministratori e ai soci della Fondazione, con invito ad approfondire i motivi normativi che determinano il rischio inaccettabile di una revoca senza indennizzo della concessione. Una condizione vessativa per le imprese che ha fatto sì che nessun investitore, nel periodo di osservazione della Corte dei Conti, abbia mai realizzato iniziative di concessione o parternariato pubblico privato nel settore dei beni culturali».

«Nel caso di specie – riprende la nota – è necessaria una visione di insieme, con un’azione politica che riconosca il valore che può essere determinato alla proposta culturale dalla relazione con beni culturali adiacenti, quali la ex Caserma Lorenzini. Lucca non sarà identificabile per un anonimo parcheggio dentro la città antica o da un insieme di appartamenti extralusso, che determinerebbero inequivocabilmente la frantumazione e lo snaturamento degli spazi di un bene culturale pubblico. Serve un’amministrazione attenta, con una chiara idea in proposito, capace di gestire le dinamiche che attraggono investimenti, con l’obiettivo di dare spazio alla città nell’ambito dell’area vasta che si sta delineando, là dove già vive e lavora circa 1/3 della popolazione toscana, favorendo relazioni e creando scambi culturali: progresso sociale e non speculazione». —

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