Il presidio
Diamanti, altra sentenza di risarcimento
Cinquantunenne di Piazza al Serchio ottiene dal giudice civile 14mila euro dopo un investimento di 20mila datato 2015
/ P. AL SERCHIO
Seconda sentenza pronunciata dal tribunale civile di Lucca a favore di una delle vittime dello scandalo dei diamanti scoppiato alcuni anni fa in Italia con ventimila correntisti-risparmiatori raggirati e costretti a ricorrere ai tribunali. Dopo la decisione del 27 novembre scorso - quando il giudice Michele Fornaciari risarcì un pensionato di 74 anni, residente a Piazza al Serchio, con 6500 euro dopo che aveva acquistato un diamante del valore di 8mila euro dalla IDB (poi fallita) tramite la Cassa di Risparmio di Lucca Pisa e Livorno (ora BPM)- proprio ieri mattina un altro residente di Piazza al Serchio, 51 anni, che nel settembre 2015 aveva acquistato diamanti per 20mila euro ha ottenuto un risarcimento superiore ai 14mila euro, poco più dei due terzi dell’importo versato. Stavolta la sentenza è stata emessa dal giudice Giovanni Piccioli, ma a curare la causa è stato ancora l’avvocato Francesco Giordano del foro di Firenze che nei prossimi mesi avrà altri clienti, anche loro di Piazza al Serchio, vittime della truffa dei diamanti che attendono con ansia il risarcimento.
DECISIONE NETTA
Tot capita, tot sententiae (dal latino «tante teste, tanti giudizi») come a dire che ogni giudice ha una propria idea. Certo è che al tribunale civile di Lucca sembra prevalere la tesi secondo la quale la banca, in questo caso la Banca Popolare di Milano, non si sarebbe limitata, come sostiene, ad una mera segnalazione della possibilità dell’investimento in diamanti. Ma in realtà era del tutto evidente che, in relazione all’acquisto dei diamanti, la banca svolgesse il medesimo compito svolto in qualsiasi altra forma di investimento: era il termine di riferimento del cliente al fine di orientare le sue scelte.
Lo sostiene il giudice Piccioli espressamente in un paio di passaggi delle sei pagine della sentenza. «Nel merito della controversia si osserva, come da ampia documentazione prodotta dalla parte attrice (il cinquantunenne di Piazza al Serchio) appare subito evidente l’interesse della banca nella conclusione dell’affare giacché la IDB garantiva alla banca un corrispettivo per ciascuna segnalazione di potenziali clienti andata poi a buon fine. È emerso, in generale e riguardo al caso in esame, come diversi clienti avessero segnalato di essere stati indotti dal personale della banca BPM ad effettuare l’acquisto di diamanti con un ruolo attivo dello stesso personale che illustrava e commentava i grafici prodotti dalla società IDB». E non è tutto. Sostiene il giudice: «Nella fattispecie in esame risulta inequivocabilmente inferiore il valore dei diamanti acquistati dal cliente rispetto al prezzo effettivamente pagato e che gravava sulla banca, che ha proposto l’affare, l’obbligo di informare appieno il cliente su tale circostanza, non risultante dalla brochure informativa consegnata, in quanto la mera segnalazione costituisce comunque un incentivo alla stipulazione del contratto e la banca conserva, comunque e indipendentemente dalla sua posizione, l’obbligo generale di ben gestire il capitale dei propri clienti, dovendo assumersi in tale obbligo anche la corretta informazione della pratiche di investimento dalla stessa anche meramente segnalate. La banca avrebbe dovuto segnalare al proprio cliente l’effettivo utilizzo delle somme versate, specificando quali importi e in quale misura, sarebbero stati destinati a servizi o oneri aggiuntivi rispetto al mero acquisto delle pietre e giustificare in tal modo al proprio cliente il prezzo da questi pagato alla società IDB. Tale segnalazione appare ancor più doverosa considerando che l’attività di segnalazione della banca era comunque remunerata da parte della società venditrice IDB parendo davvero probabile che parte del prezzo fosse destinato a coprire le spese delle società attinenti alla remunerazione della banca». Probabile che la Banca Popolare di Milano ricorra in Appello contro la sentenza visto che il tribunale civile di Genova in alcuni casi le ha dato ragione. Tuttavia la curatela fallimentare di «IDB» (procedimento incardinato al tribunale di Milano) avrebbe presentato una proposta risarcitoria ai risparmiatori che hanno fatto causa. —
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