Italia
Un appello dal pattinaggio: «Ridateci uno spazio»
Lavori lunghi all’ex ostello di via del Brennero e non si vedono alternative. Gli atleti dell’Asd Roller Club Lucca rimasti senza pista per prepararsi e divertirsi
LUCCA. Mentre, più o meno come prima, tutte le attività provano a ripartire, c’è chi invece è costretto a stare fermo. E in questo caso la pandemia non c’entra o, almeno, non c’entra direttamente. Certo, il lockdown non ha aiutato i cantieri, ma anche la burocrazia pare metterci del suo. E, intanto, l’ex ostello di via del Brennero continua a restare senza copertura. E questo rischia di colpire pesantemente l’attività, ormai quasi ventennale del Lucca Roller Blade. Sì, perché all’ex ostello è, anzi, al momento era, ospitata l’unica pista di pattinaggio del territorio. Un punto di ritrovo, uno spazio per avvicinare i più giovani allo sport, e anche una fucina di campioni che nel tempo hanno portato il nome di Lucca in giro per il mondo. Ma senza tetto e senza pista scompare ogni possibilità, a seconda di come si vive questo sport, di allenarsi e/o di divertirsi.
Parte da qui l’appello social lanciato da chi adesso si trova orfano di quello spazio: «Siamo bambini e bambine, ragazzi e ragazze della Asd Lucca Roller Club associazione sportiva di pattinaggio, che dal 2001 manda avanti un’attività che a Lucca ha avuto come fulcro l’unica struttura della piana adibita a questa disciplina: la pista di pattinaggio dell’ex ostello. Con tenacia e convinzione negli anni l’associazione è cresciuta, ha formato giovani tecnici e partendo dalla scuola di pattinaggio in linea, con pazienza ha diversificato l’attività creando per la nostra città una nuova opportunità, il pattinaggio freestyle e reintrodotto la disciplina da anni dimenticata, del pattinaggio artistico che sta avendo molto seguito fra le bambine. Ma è con il freestyle, che abbiamo raggiunto i più alti traguardi e ci hanno dato lustro atleti di livello nazionale e internazionale, un settore che essendo in forte espansione meriterebbe una maggiore attenzione e degli spazi adeguati. Purtroppo la struttura comunale non regge il passo con i tempi e la copertura vecchia ormai di 40 anni aveva bisogno di una ristrutturazione. La decisione dell’Amministrazione è stata di dichiarare la pista inagibile con la promessa di smantellare e ripristinare, in tempi brevi, una nuova copertura. Ma, ahinoi, arrivano le dolenti note, i tempi della burocrazia stanno rischiando di spegnere tutti i nostri sogni e non esistono impianti alternativi. Cosa facciamo del pattinaggio? Vi sembra giusto che un’associazione che ha tenuto in piedi per quasi 20 anni, e per di più facendolo crescere, uno sport a detta di tanti “minore”, con scarsissima visibilità, senza aiuti esterni, basandosi solo sulla propria energia e passione, meriti di finire i propri giorni per la mancanza di attenzione al problema? Beh no, noi non ci stiamo. Allora facciamo appello alle amministrazioni (Regione, Provincia, Comune di Lucca e, perché no, di Capannori), agli enti sportivi di promozione, al Coni, alla Federazione, alle associazioni sportive e di volontariato, a industriali e commercianti, a ogni singolo cittadino, a tutto il mondo degli adulti a ogni ex bambino o bambina che ha amato infilare un paio di pattini e ha provato quel senso di libertà che solo otto rotelle ti possono dare. Noi chiediamo semplicemente aiuto. Le soluzioni? Certo, per prima cosa vorremmo la nostra pista rinnovata prima possibile (perché una promessa è una promessa) ma una soluzione provvisoria potrebbe essere un palazzetto, una palestra, un capannone con la giusta destinazione d’uso, una piazza pubblica coperta, una tensostruttura a noleggio o in impianto sportivo pubblico o privato, in un oratorio parrocchiale, o tutto ciò che può essere possibile fare in tempi brevi».
«La pista di Lucca – fa eco la presidente dell’Asd Roller Club Maria Paola La Selva – è un punto di riferimento per tutti gli appassionati, anche al di fuori della nostra provincia. È l’unica realtà del genere a Lucca e questo stop mette in ginocchio tutta l’attività. Perdiamo tutta l’attività dei vivai, 20,30 bambini che ogni anno si avvicinano a questo sport ma che adesso si rivolgeranno altrove, non possiamo fare i corsi per i principianti, gli agonisti (abbiamo 20 tesserati in federazione) non possono allenarsi». Insomma, una lunga esperienza, che rischia di andare persa. —
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