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scienza 

Modificare il sonno per vivere meglio

Gli studi del giovane ricercatore di Imt Giulio Bernardi premiati dall’Erc con un finanziamento di 1,5 milioni

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LUCCA

Nel suo capolavoro “La vita è sogno”, il drammaturgo spagnolo Pedro Calderón de la Barca gioca magicamente tra sogno e realtà, arrivando a porre in dubbio il confine che separa l'uno dall'altra. Presto, modificare l'attività del cervello durante il sonno, influenzando la percezione che abbiamo del sonno stesso, e persino i nostri sogni, potrebbe non essere più soltanto fantascienza o frutto della creatività letteraria. Infatti, “modulare” il sonno potrebbe divenire possibile grazie all'impiego di tecniche e strumenti innovativi, potenzialmente in grado di offrire nuove opportunità per il trattamento dei disturbi del sonno, tra i più diffusi nella popolazione adulta e fra le principali cause di incidenti involontari dovuti a calo dell'attenzione e abbassamento della soglia di guardia, con enormi costi sociali in tutti i Paesi.

Sono le premesse un progetto di ricerca innovativo e ambizioso che per i prossimi cinque anni vedrà impegnato Giulio Bernardi, giovane ricercatore pisano in Neuroscienze a Imt, che lo European Research Council (Erc) ha premiato con un finanziamento di circa 1,5 milioni di euro. Un riconoscimento internazionale importante che si ottiene su base competitiva, assegnato quest'anno solo al 13% circa dei candidati (436 su 3-272).

Il progetto, dal titolo “TweakDreams” – letteralmente “regolare i sogni” – prenderà il via ufficialmente nel 2021 e si avvarrà di una rete di eccellenti collaborazioni nazionali e internazionali, con il coinvolgimento diretto di studenti di dottorato e giovani ricercatori di Imt.

Un progetto multidisciplinare che integra neuroscienze, bioingegneria, medicina, psicologia e scienze sociali, alla base del quale c'è una rivoluzione nello studio di quella funzione così importante e decisiva per l’organismo che è il sonno: non un fenomeno unitario e globale ma regolato localmente.

Questo vuol dire che nel cervello che dorme possono essere presenti allo stesso tempo aree in cui si registrano attività tipiche del sonno, caratterizzate – da un punto di vista elettrico – da onde cerebrali ampie e lente, e aree in cui, invece, si registrano attività cerebrali tipiche dello stato di veglia, con onde veloci e di ampiezza contenuta. Ed è il bilanciamento tra questi diversi tipi di attività, e la loro distribuzione nel cervello, a determinare la nostra “percezione” del sonno, così come l’emergere di esperienze coscienti in forma di pensieri, sensazioni o veri e propri sogni.

Come evidenzia Giulio Bernardi, «un numero crescente di studi indica che coloro che riportano un sonno insoddisfacente, anche a fronte di almeno otto ore trascorse dormendo, presentano non di rado un aumento di attività rapida, simile a quella della veglia, in particolari regioni del cervello». L'ipotesi alla base del progetto, quindi, è che una modulazione mirata e non invasiva dell'attività di queste particolari regioni cerebrali possa indurre in esse un sonno più profondo (ossia un’attività più lenta), contribuendo a migliorare la qualità soggettiva del riposo notturno e il benessere durante il successivo periodo di veglia. A tale scopo, il progetto adatterà, metterà alla prova e perfezionerà una serie di tecnologie e strumenti frutto della più recente ricerca nel campo dello studio del sonno.. —

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