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«La politica per me è passione Mi rimetto in gioco dopo sei anni»
L’avvocata Elena Picchetti torna sulla scena nelle fila di FdI. Nel 2010, da assessora, fu aggredita
Barbara Antoni / lucca
Si rimette in gioco dopo una pausa di sei anni dalla politica attiva l’avvocata Elena Picchetti, 53 anni, già assessora nella giunta di centrodestra di Gaddo Gaddi, che governò Castelnuovo dal 2009 al 2014, e che durante il mandato amministrativo, nel 2010, fu vittima di un’aggressione: dopo una riunione fu colpita dall’esponente di un comitato avverso all’amministrazione di cui faceva parte.
Per questa nuova fase del suo impegno politico, l’avvocata Picchetti si candida al consiglio regionale con Fratelli d’Italia.
«Nel 2014 ci ricandidammo alle amministrative e perdemmo - spiega Elena Picchetti -. Da allora ho preso una pausa di riflessione che mi è servita per capire molte cose.La politica per me è passione, sono sempre stata interessata. Qualche tempo fa Fratelli d’Italia della Garfagnana mi ha proposto la candidatura per le regionali. Dapprima ci ho riflettuto, poi l’ho accolta con entusiasmo».
Cosa l’ha indotta a tornare di nuovo sulla scena?
«La motivazione più grande parte dalla mia esperienza e dalla mia professionalità. La mia è una candidatura di servizio: la Regione Toscana da troppo tempo ha la stessa colorazione politica. E si trova in una situazione non facile».
La Lucchesia e la Toscana. Cosa propone?
«Sanità, lavro, infrastrutture sono i temi sui quali mi concentrerò. Castelnuovo è vista come terra di confine dalla Toscana. Dal punto di vista della sanità la Garfagnana è dotata di due ospedali che la Regione all’epoca ci aveva presentato come complementari, ma i soldi per investire in entrambi non ci sono mai stati. I due ospedali hanno fatto scaturire una guerra fratricida fra Castelnuovo e Barga, ma alla fine siamo rimasti con meno servizi di prima. La Garfagnana è lunga: ci vorrebbero più camici e meno burocrati».
Qual è il suo modello di Toscana?
«Credo che debba essere vista in un’altra maniera. Così è arroccata, chiusa. Ci sono troppi intermediari, centri di potere che alimentano se stessi. Invece dobbiamo fare una politica più vicina a cittadini, imprenditori, professioni. La nostra è una sfida:molti dei grandi finanziamenti europei passeranno dalla Regione: dobbiamo essere pronti. Ai miei elettori prometto impegno e serietà: questo lo dico con forza.Ho senso del dovere e della rappresentanza. Voglio rappresentare tutti ed eliminare i centri di potere».
Da donna e da professionista, cosa vuole fare per le donne?
«In questo campo c’è molto lavoro da fare. Come professioniste cominciamo a essere rispettate, ma il problema sono i redditi, ancora più bassi di quelli degli uomini. All’inizio accolsi con diffidenza la legge sulle quote rosa, perché mi sembrava mortificante. Ma con il passare del tempo ho capito che se non ci fosse stata questa legge, le donne nei consigli di amministrazione, nei luoghi della politica, non ci sarebbero state. Quindi le quote rosa sono un’opportunità. Credo molto nella forza delle donne. Se riuscissi a entrare in consiglio regionale mi impegnerò molto per loro: del resto il mio partito è guidato da una donna, Giorgia Meloni».
Cosa le è rimasto della terribile esperienza dell’aggressione?
«È stata l’unica parentesi negativa della mia esperienza amministrativa. La vicenda dell’aggressione l’ho superata, anche se la questione giudiziaria non è ancora conclusa. Quell’esperienza mi ha mortificato, io che sono abituata anche a confronti difficili per il lavoro che faccio. Non mi aspettavo di poter essere coinvolta in un fatto del genere, non l’avevo messo in conto. Ma adesso l’ho archiviato». —
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