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Il caso  

Poste aperte un solo giorno: il sindaco scrive al prefetto

Luigi Spinosi
Poste aperte un solo giorno: il sindaco scrive al prefetto

Code, assembramenti, disagi e molti anziani che affollano lo sportello

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pescaglia

«Ho cercato di interagire con tutti i responsabili possibili, ma senza ottenere niente, se non dei “vedremo”, dei “forse tra una settimana”. Insomma, facevano melina. Così, alla fine, ho deciso di rivolgermi al prefetto»: insomma, il sindaco di Pescaglia Andrea Bonfanti ha perso la pazienza nel tira e molla con Poste Italiane. Motivo del contendere l’orario limitato (per usare un eufemismo) dell’ufficio di Pescaglia paese. Sportello che, nel pieno dell’emergenza coronavirus, aveva ridotto le sue aperture, passando da 4 a una a settimana. Del resto la stessa cosa era successa praticamente in tutti gli uffici postali d’Italia (compreso anche l’altro presente sul territorio comunale di Pescaglia, a San Martino in Freddana). E fin qui tutto comprensibile. Quello che non è risultato tanto comprensibile è quel che è successo dopo, alla fine del lockdown: a San Martino le aperture settimanali son tornate alla normalità. A Pescaglia no: è rimasta la sola apertura del mercoledì. Questo in un paese dove – non essendoci nemmeno uno sportello bancario – l’ufficio è anche un riferimento per i servizi finanziari. “Poco male” si potrebbe pensare, ma solo se non si conosce Pescaglia. Quella di uno sportello pienamente funzionante in un’altra frazione non è infatti un’alternativa valida per un territorio delle sue dimensioni e della sua morfologia. Arrivare a San Martino per chi vive in Val Turrite, per fare un esempio, vuol dire fare chilometri e chilometri di strade non comodissime per arrivare in un’altra valle. Questo sempre ad avere la possibilità di muoversi con mezzi propri, che non è una cosa così scontata.

«L’ufficio di Pescaglia capoluogo – spiega infatti Bonfanti – è il punto di riferimento per chi vive in Val Pedogna o in Val Turrite. E stiamo parlando di una fetta consistente di popolazione, e fra l’altro dall’età media molto più elevata». In sostanza, per molti quelle di andare a San Martino o nell’ufficio postale di un altro Comune non sono situazioni facilmente praticabili.

Le conseguenze? «Non si riescono a soddisfare le esigenze di tutti gli utenti, che si raccolgono in lunghe code davanti allo sportello, con tutto ciò che questo comporta, tra lo stare esposti alla pioggia o al sole». Per tacere della formazione di assembramenti che, in questo periodo, sarebbe bene evitare per evitare rischi per la salute (soprattutto ricordandosi che sono soprattutto persone non giovanissime, quindi più esposte, quelle che si mettono in fila).

Da qui l’ennesima richiesta di un intervento, con una lettera del sindaco a Poste Italiane e al prefetto di Lucca, per chiedere «di ripristinare l’orario consueto di quattro giorni settimanali, in maniera tale da ristabilire anche un clima di normalità per la comunità locale, tenuto conto delle esigenze dei cittadini e delle imprese, connesse al graduale riavvio della attività produttive e commerciali».

«Qui vivono persone anziane – chiude Bonfanti – ma siamo anche in una zona a vocazione turistica, e le poste rappresentano un servizio per tutti, che deve essere garantito». —



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