In via di Tiglio incubo finito dopo l’arresto del vicino di casa
L’uomo evaso più volte dai domiciliari è ora a San Giorgio, da 4 settimane aveva reso impossibile la vita nel quartiere tra minacce e bottiglie dalle finestre
Lucca
Gli arresti domiciliari sono finiti, e non solo per il protagonista diretto della storia, ossia Zouheir Bahara, 29 anni, marocchino, ex pugile, e protagonista di una lunga serie di reati. L’ultimo poche notti fa quando ha scagliato una transenna contro la porta a vetri dell’ufficio immigrazione della questura. Dopo quel gesto folle era stato, appunto, messo agli arresti domiciliari. Una condizione che il giovane ha bellamente ignorato, beccandosi così un’ulteriore denuncia e un’ordine di carcerazione, che ieri pomeriggio è stato eseguito dalla polizia.
E, appunto, parallelamente, è finita la condizione di arresti domiciliari in cui di fatto si trovavano coloro che vivevano vicino o nello stesso complesso di via di Tiglio in cui alloggiava il 29enne. Vicini che adesso possono tornare a respirare.
Da un po’ di tempo la loro vita, soprattutto se si trattava di donne, era diventata impossibile, proprio a causa del comportamento dell’uomo. Al punto che gli stessi avevano firmato un esposto per la procura, dove veniva denunciata la convivenza impossibile con quel giovane. A fare da portavoce della protesta è Roberto Biagini, presidente uscente dell’Associazione Parco Sant’Anna. Con lui alcune delle vittime di quella convivenza impossibile, donne e ragazze che, per ovvi motivi, preferiscono mantenere il riserbo sulla propria identità. Stanno raccontando la loro storia, quando arrivano le prime voci (che saranno confermate di lì a breve) dell’arresto del vicino. Un incubo, quello descritto dal vicinato, che si trascinava da circa 4 settimane, da quando era finito il lockdown: «Prima aveva creato qualche problema di quiete pubblica, urla, tv a tutto volume, ma niente di più, ma negli ultimi tempi la situazione era diventata insostenibile».
«Si affaccia dalla finestra – racconta una delle vicine – e ogni volta che passa qualcuno lo insulta, sia in italiano che in arabo». Minacce, insulti, al punto che tra c’è chi ha deciso di stare lontano dalla propria casa: «Io – è la testimonianza di una donna – sono andata a vivere a casa di mia figlia, dove avevo già portato il mio cane, perché ogni volta che lo vedeva partivano le minacce. Ieri (mercoledì ndr) sono passati i carabinieri, e ho approfittato di quella presenza per poter andare a prendere la posta».
«Ultimamente – proseguono i racconti – si era convinto di aver subito un furto a casa sua, e da allora ha cominciato a minacciare, dicendo frasi del tipo “vi taglio le mani a tutti”». «La settimana scorsa – è la testimonianza di un’altra ragazza – si è arrampicato sul muretto di casa, affacciandosi sul giardino dove stavamo cenando, farneticando e minacciandoci. Ci siamo dovuti barricare in casa chiamando i carabinieri».
Le situazioni ben oltre il limite non si fermano qui, tra bottiglie vuote di birra lanciate nei cortili sottostanti, i gesti osceni o la pipì fatta direttamente dalla finestra del suo appartamento al secondo piano. Appartamento che è anche impossibile liberare dal momento che l’affitto (intestato a un parente) viene regolarmente pagato. Insomma i vicini, tra cui anche una giovane incinta, si sentono (a questo punto si può finalmente dire si sentivano) prigionieri a casa propria, al punto da aver creato un gruppo Whatsapp per segnarsi quando c’era o meno per poter rientrare in casa.
Quello che chiedevano i vicini era solo tranquillità e l’intervento di qualcuno, che si trattasse di forze dell’ordine, servizi sociali o personale sanitario: «Perché è evidente che quell’uomo ha dei problemi – raccontano i vicini – non c’entrano nulla la nazionalità o altro. Si tratta di un potenziale pericolo e basta». Una caso, sottolinea Spinelli, preso particolarmente a cuore dall’assessore Francesco Raspini («Ci teniamo a ringraziarlo, perché si è dato molto da fare»). A risolvere la situazione alla fine ci ha pensato la polizia: a ogni controllo sul rispetto degfli arresti domiciliari, infatti, il 29enne risultava assente, al punto che il Gip Alessandro Dal Torrione disposto la custodia cautelare in carcere. Ma quando le volanti sono andate a casa sua non lo hanno trovato. A quel punto sono partite le ricerche ne quartiere, fino a quando gli agenti non lo hanno trovato e lo hanno portato al San Giorgio. —
Luigi spinosi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
