Montagnola, cresce la rabbia: «Siamo qui per difendere il parco»
Si avvicina il momento dell’inizio dei lavori e ieri mattina in diversi si sono ritrovati per appendere nuovi striscioni
lucca
Quello che vogliono evitare è che il progetto del parco della Montagnola si realizzi, ora che i lavori sono a un passo dal cominciare. Perché – spiegano Claudia Zerboni e Daria Ulivi – significherebbe «condannare a morte» quel parco. E così, ieri mattina, sono andate lì e hanno cominciato a sistemare gli striscioni di protesta. Di nuovo. «Le ruspe si stanno per mettere al lavoro – spiegano le due donne – e non ci troveranno impreparate. Quando loro passeranno all’azione, noi difenderemo il nostro parco».
A preoccupare i comitati che si sono schierati in difesa del verde della Montagnola è soprattutto la “Galleria coperta”, una strada di cemento armato lunga centinaia di metri coperta da una galleria di acciaio alta 4 metri. Che – sottolineano Zerboni e Ulivi – «si “mangerà” una buona fetta della Montagnola e, al tempo stesso, parte dei Chiariti diventerà un parcheggio».
«Questo progetto non ha alcun senso – precisano – anche perché saranno abbattuti degli alberi, tra cui un liquidambar rarissimo che chissà che fine farà».
Intanto, sta andando avanti la petizione (che è più un appello) per «evitare che il quartiere di San Concordio perda una delle poche aree verdi rimaste» e sono già state raccolte 1. 300 firme.
«Il parco didattico della Montagnola – aggiungono Zerboni e Ulivi – è stato sistemato cinque anni fa e gli interventi sono costati 40mila euro. Ora, l’80% dei prati sarà coperto da una colata di cemento con pavimentazioni artificiali e la maggior parte degli alberi sarà abbattuta. Noi difenderemo il nostro parco, fino alla fine, e le ruspe ci troveranno qui, pronti a impedire l’accesso al parco della Montagnola».
Si annuncia, quindi, una dura (e lunga) battaglia. «Il piano prevede che i lavori durino 397 giorni – concludono le due donne – e noi non permetteremo che si realizzi. Siamo pronte a tutto, anche a mettere noi stesse davanti alle ruspe. Non consentiremo che una parte della Montagnola venga cancellata». –
martina trivigno
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