La prima carta geografica della storia alla Domus Romana
Esposta la riproduzione della “Tabula Peutingeriana” Bulleri: «Avvio zoppicante, ma non disperiamo»
Rossella Lucchesi / lucca
Novità e progetti a non finire alla Domus Romana di Lucca, all’alba della sua riapertura dopo la quarantena. Tra le nuove proposte culturali spicca la “Tabula Peutingeriana” la prima carta geografica della storia, disegnata dai Romani che gli studiosi fanno risalire al tempo di Augusto (27 a. C - 14 d. C). Il prezioso documento storico, fedele riproduzione dell’originale in pergamena lungo 674x33 cm custodito nella Hofbibliothek di Vienna, rappresenta il mondo conosciuto all’epoca (Europa, Asia, Africa) che si estendeva dalle Colonne d’Ercole (Gibilterra) fino alle estreme regioni orientali (India e Cina), ben oltre il confine dell’Impero. Descrive l’Itinerarium del Cursus Publicus, ovvero l’allora rete viaria pubblica di 200mila chilometri, indicando città e luoghi con esatti riferimenti alle distanze e al paesaggio.
La sua denominazione deriva dal nome dell’umanista tedesco Konrad Peutinger (1465-1547) che ne fu proprietario.
L’esemplare, donazione dell’avvocato lucchese Giampaolo Bertoni, è esposto in un’ampia teca luminosa, realizzata con il contributo della Regione Toscana che, nella valutazione annuale del 2019 di progetti e attività svolte, colloca il museo lucchese in 17ª posizione su 78 realtà analoghe. Oltre alla Carta, il sito archeologico di via Battisti si è recentemente arricchito di altri importanti reperti che i visitatori potranno visitare in tutta sicurezza, nel pieno rispetto delle normative anticovid che prevedono gel disinfettante all’ingresso di ogni ambiente (accuratamente sanificato) e l’utilizzo della mascherina. Novità anche sotto l’aspetto logistico, con progetti di imminente realizzazione, per agevolare l’accesso ai non udenti, ai non vedenti e ai disabili motori attraverso strumenti tecnologici di ultima generazione.
Al momento il museo è aperto il sabato e la domenica con orario continuato dalle 10 alle 18 e la visita è permessa a non più di quattro persone a volta per mantenere il distanziamento. «Un avvio zoppicante - commenta Giuseppe Bulleri, fondatore e project manager del museo - perché di gente in giro ce n’è ancora poca. Mancano soprattutto i turisti stranieri, le scolaresche e le visite programmate dai tour operator americani che ogni anno portavano centinaia di persone. Però non disperiamo e attendiamo con fiducia tempi migliori, anche se nel prossimo futuro sarà impossibile raggiungere le presenze degli anni passati. L’importante è essere tornati operativi e poter nuovamente accompagnare il pubblico in un viaggio di Duemila anni, cavalcando la storia degli antichi popoli romani, longobardi fino al Medioevo e al Rinascimento». Inventiva ed entusiasmo non mancano allo staff della Domus Romana, guidato dall’architetto Simona Velardi con la collaborazione della storica dell’arte Gaetanina Ferro e di Marco Nesti che parla correttamente sei lingue. Insieme all’archeologa Elisabetta Abela, ha curato l’opera di restauro, ripristino e conservazione dei preziosi manufatti portati alla luce durante gli scavi iniziati nel 2010.
I lavori, eseguiti con la direzione della soprintendenza dei beni culturali di Lucca e il supporto della dottoressa Neva Chiarenza, hanno permesso di ricontestualizzare gli oggetti laddove erano stati rinvenuti e ricostruire quindi lo stato originario. L’apertura al pubblico come sito archeologico risale al 12 aprile 2012. Tre anni più tardi, con decreto ministeriale, la Domus è stata riconosciuta Bene culturale patrimonio dello Stato e nel 2018 ha ottenuto il riconoscimento di “museo di rilevanza nazionale” diventando una delle mete turistiche più ambite di Lucca. —
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