Il presidio
Calo degli ordini e instabilità economica: timori per Kme
La denuncia arriva dal coordinatore nazionale Braccini che annuncia la proclamazione a breve di iniziative sindacali
BARGA. Si è riunito martedì il coordinamento sindacale nazionale Fiom Cgil del gruppo Kme per esaminare lo stato della situazione aziendale degli stabilimenti in Italia. E – secondo quanto spiegato da Massimo Braccini, coordinatore nazionale Fiom gruppo Kme – «permane un quadro di instabilità economica nel gruppo e un calo degli ordinativi, accompagnato da un aumento dell’utilizzo della cassa integrazione».
«Durante la fase della crisi dovuta al Covid-19 non è stato possibile concordare un protocollo di gruppo sulla sicurezza con l’azienda, benché abbiano informato costantemente le Rsu sulle misure che intendevano applicare – prosegue Braccini – A Fornaci di Barga, 35 lavoratori sono collocati a zero ore in cassa integrazione, non rispettando l’accordo del 22 ottobre 2018 che prevedeva almeno 8 giorni di attività lavorativa minima mensile».
«La società Sct di Serravalle Scrivia, dopo il passaggio della Kme Brass ai cinesi, sembrava che anch’essa venisse ceduta, ma ad oggi questa operazione non sembra concretizzarsi, creando così ulteriore incertezza tra i lavoratori – aggiunge il sindicalista – Nel settore delle Lingottiere a Fornaci di Barga si registra un calo drastico degli ordinativi e vorremmo comprendere meglio i livelli di produzione complessivi specifici di questa lavorazione anche negli altri stabilimenti del gruppo Kme. Abbiamo ben chiaro che la crisi dovuta all’emergenza sanitaria ha rallentato le produzioni in tutti i settori e che la metallurgia ne stia risentendo, ma per quanto riguarda Kme erano anni che si registravano flessioni produttive e utilizzo di ammortizzatori sociali».
«Il gruppo Kme in Italia deve ritornare a essere autonomo sia dal punto di vista produttivo che economico rispetto agli altri stabilimenti del gruppo, in particolare modo nel rapporto tra gli stabilimenti italiani e quelli tedeschi – sottolinea Braccini – Questo necessita di ulteriori impegni finanziari e investimenti da parte della proprietà in Italia e chiarezza sul mantenimento di tutti gli stabilimenti. I lavoratori del gruppo Kme vivono nell’incertezza lavorativa da troppi anni e serve un chiaro piano di prospettiva».
«Riteniamo – conclude il coordinatore nazionale Fiom del gruppo Kme – che il settore metallurgico debba risentire della massima attenzione da parte del Governo come quello siderurgico, e che non vadano esclusi possibili interventi pubblici. La Fiom, nel chiedere un incontro all’azienda, valuta anche necessario proclamare iniziative sindacali a tutela delle garanzie occupazionali ed in difesa dei siti produttivi».
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