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Rossi: «Il turismo riparte con qualità e filiera locale»

b.a.
Rossi: «Il turismo riparte con qualità e filiera locale»

Il segretario provinciale Cgil traccia un’analisi a 360 gradi dei singoli settori produttivi nella fase 2. «Il manifatturiero ha retto bene le difficoltà»

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No al turismo mordi e fuggi, quello “predatorio” «che dietro a un aspetto patinato nasconde sfruttamento, lavoro nero e grigio: quest’ultimo è stato amplificato dalla pandemia. La Cgil da prima del virus chiede agli imprenditori del settore di fare un salto di qualità verso un turismo sostenibile, responsabile e basato sulla filiera locale». La richiesta arriva da Rossano Rossi, segretario provinciale Cgil di Lucca, nell’ambito di una riflessione sulla fase 2 dell’economia postCovid. «Il virus - aggiunge - ha colpito duramente sul versante sanitario nella nostra provincia, ma altrettando duramente ha colpito commercio e turismo: la quarantena ha fatto saltare l’inizio di stagione sia del turismo balneare che delle città d’arte che nella Valle».

Più contenuto, continua la riflessione, l’impatto del virus sul manifatturiero. «Nonostante il picco di 30.000 lavoratori in cassa integrazione (quasi un quinto della forza lavoro attiva, stimata dall’Istat nel 2018 in provincia pari a 173.000 unità, ndr) il manifatturiero ha retto bene e garantito l’occupazione al 52% di addetti. Per la maggioranza grazie al settore cartario: durante la pandemia il tissue ha addirittura incrementato la produzione. Osserviamo in questo caso come il consolidamento del modello sindacale nell’industria manifatturiera, con protocolli di sicurezza siglati prima del decreto del 14 marzo abbia reso possibile la garanzia della produzione e quindi dell’occupazione».

Rossi continua a prendere in esame i singoli settori trainanti dell’economia provinciale. E quindi agroalimentare, nautica, lapideo. «Tutti sono ripartiti - considera il segretario provinciale Cgil -. seppure la nautica con i problemi precedenti alla pandemia, mentre il lapideo, molto basato sull’esportazione, sta guardando l’evolversi della ripresa sulla scena internazionale».

«Non credo che ci sia un unico modello di ripresa - continua la riflessione -. Credo piuttosto che la pandemia abbia dato conferma di una tesi che la Cgil sposa da sempre e cioè che nonostante gli alti livelli di tecnologia raggiunti, nonostante il modello dell’industria 4.0, questa fase di emergenza abbia ulteriormente dimostrato che senza gli uomini e le donne nei posti di lavoro, l’economia non va da nessuna parte».

La conclusione di tutte queste considerazioni sta in un concetto che il segretario provinciale Cgil tiene particolarmente a ribadire, ovvero «la centralità del lavoro». E la ricetta vera per la ripartenza, secondo Rossi, sta nel «forte ruolo del pubblico nell’economia, nella lotta alle disuguaglianze, nella ricerca per un lavoro sostenibile. Sono questi i presupposti fondamentali». —

b.a.

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