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Spunta l’ombra dell’idrossiclorichina sulla morte del proprietario di Carignano
Il magnate russo Dmitry Bosov potrebbe essersi sparato per uno stato di paranoia indotto dalla terapia che seguiva
Luca Cinotti / LUCCA
Spunta una nuova pista per spiegare la morte di Dmitry Bosov, il magnate russo che qualche anno fa ha comprato dall'Asl l'ex sanatorio di Carignano (oltra a due ville a Forte dei Marmi). Ed è una pista che torna a prendere in considerazione come ipotesi privilegiata il suicidio, ma lo lega all'idrossiclorichina, il (contestato) farmaco antimalarico che è stato utilizzato anche per la terapia del Covid.
Bosov è stato trovato il 6 maggio riverso a terra, con un proiettile nella testa, nella palestra privata della sua villa di Rublyovka, sobborgo di lusso alle porte di Mosca. Accanto a lui una pistola Glock. Ad accorgersi di quanto avvenuto la moglie Katerina, che si era insospettita perché l'uomo d'affari aveva smesso di rispondere ai messaggi ed era andata quindi a controllare insieme a una guardia privata.
La pista del suicidio è stata quella immediatamente seguita dagli investigatori russi, anche se Bosov non aveva lasciato alcun biglietto e non sembrava avere particolari problemi economici. L'imprenditore aveva fatto fortuna soprattutto grazie alle estrazioni minierarie in Siberia, business accanto al quale aveva fatto crescere altri affari e una rete di relazioni che arrivava direttamente a Vladimir Putin.
Vero è che negli ultimi mesi aveva avuto più di un problema con un socio in affari che aveva messo alla porta senza troppe cortesie. Ma soprattutto la sua vita era stata sconvolta dall'arrivo della pandemia da Coronavirus: Bosov aveva mostrato subito di essere terrorizzato dalla possibilità di ammalarsi e per questo si era di fatto recluso nella sua villa.
Su queste basi gli inquirenti avevano ipotizzato il suicidio, anche se uno dei figli del magnate aveva chiesto di indagare su un possibile omicidio. Ora, invece, ermerge un'altra traccia. Legata alla pandemia e, in particolare, alla cura con l'idrossiclorichina. Vale a dire con il farmaco antimalarico che è stato sperimentato in diversi Paesi, ma che l'Organizzazione mondiale della sanità ha sconsigliato di usare, ritenendolo più dannoso che altro. Questo non ha trattenuto leader mondiali come Donald Trump e Jair Bolsonaro dal propagandarlo, mentre le linee guida della Russia ne consigliano l'utilizzo in alcuni casi.
Bene, proprio Bosov era uno dei maggiori sponsor di questa presunta terapia per il Covid, che diffondeva attraverso la sua "Day One Foundation". E l'Italia era legata a questa iniziativa. Ad aprile, infatti, 10.000 dosi di idrossiclorichina erano state regalate dalla Fondazione di Bosov all'ambasciatore italiano a Mosca Pasquale Terracciano. Ma c'è di più: Bosov utilizzava il farmaco anche su di sé, in dosi elevate. Due fonti lo hanno raccontato al giornale “Moscow Times”. Una di queste - un medico - ha raccontato di aver sconsigliato l'amico di procedere con la terapia, spiegandogli che fra gli effetti collaterali della sostanza c'è anche l'induzione di stati di paranoia: «Credo che il farmaco, insieme all'isolamento, abbia portato alla psicosi e al suicidio», ha concluso.
Le testimonianze sono ora state acquisite dagli investigatori, che dovranno capire se si tratti di una pista concreta che consenta loro di chiudere definitivamente il caso. —
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