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Lucca

Il “grande mediatore” che tanti avrebbero voluto sindaco

luca cinotti
Il “grande mediatore” che tanti avrebbero voluto sindaco

Da Confcommercio ai tre mandati alla guida di Corte Campana nel segno della rappresentanza delle categorie produttive 

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il ritratto

luca cinotti

Non avesse seguito la strada di famiglia del commercio, Claudio Guerrieri avrebbe potuto essere un grande diplomatico. Una persona che dall’alto della sua cultura e della sua gentilezza, ma anche dal “basso” della conoscenza personale e della capacità di intessere relazioni con chiunque incontrasse, era in grado di capire le esigenze di tutti e di comporle in una sintesi che tutti potevano accettare.

Attenzione, però. Questo non significa che Guerrieri non sapesse farsi portavoce di posizioni nette, di rimanere con i piedi fermi per terra quando ne ravvisava il bisogno. Perché la capacità di mediare non vuol dire per forza - nonostante l’origine del termine - “stare nel mezzo”. Né rifugiarsi in una comoda mediocrità. Basta spulciare negli archivi dei giornali, o su Internet, per riportare alla memoria il suo impegno, da vicepresidente di Confcommercio, per impedire a fine degli anni Novanta la realizzazione dell’ipermercato “Il Continente” all’Acquacalda (il predecessore dell’attuale Carrefour). O, ancora, da presidente della Camera di Commercio, la sua posizione ferma a favore degli Assi viari, più volta ribadita anche nelle interviste rilasciate al nostro giornale.

C’era chi gli ritorceva contro la sua capacità di mediazione, accusandolo di essere pronto a dare ragione a tutti, pur di non scontentare nessuno. Ma in realtà questo era uno dei suoi talenti: l’altro, universalmente riconosciuto, era la capacità e l’impegno nella rappresentanza degli interessi che per il suo ruolo era chiamato a tutelare.

È accaduto con Confcommercio: prima come vice di Luciano Bianchi (e presidente del Centro commerciale città di Lucca) e poi, dal 1998, seduto sulla poltrona più importante di palazzo Sani. Anche in quell’occasione il suo nome fu quello che tirò fuori l’associazione da una possibile impasse, con tanto di modifica allo statuto.

Con un curriculum del genere, e visto a posteriori, la carriera di Guerrieri non poteva che proseguire in Corte Campana, alla Camera di Commercio. Il luogo, cioè, dove storicamente vanno a confrontarsi (talvolta scontrarsi) e compensarsi le anime produttive della città, a partire dagli industriali e - appunto - dai commercianti. Anche in quel frangente l’elezione avvenne non dopo una navigazione agitata. Si veniva dai due anni e mezzo di presidenza dell’avvocato Enrico Montauti, entrato in carica dopo la morte di Franco Fanucchi, del quale era stato il vice. In un primo momento sembrava che il successore doovesse essere scelto grazie a un accordo fra commercianti e artigiani e che l’identikit individuato corrispondesse alla perfezione a Osvaldo Bertuccelli, allora presidente regionale di Confartigianato. Ma gli industriali si erano messi di traverso, con tanto di ricorso indirizzato al ministero. Dopo mesi di stallo l’accordo fu raggiunto, tra palazzo Bernardini e palazzo Sani, proprio sul nome di Guerrieri, che venne eletto a ottobre del 1998. Il neopresidente lasciò la guida di Confcommercio poco più di un anno dopo, spiegando di non poter mantenere i due incarichi garantendo a entrambi lo stesso impegno. A palazzo Sani andò al suo posto l’esponente di un’altra famiglia storica del commercio lucchese, Umberto Tenucci - ma questa è un’altra storia.

Guerrieri rimase a capo della Camera per ben 16 anni: un record superato soltanto dai 19 anni di Francesco Andreini fra il 1946 e il 1965. Un periodo che ha visto cambiare buona parte del tessuto economico della città, sempre più votata al turismo e ai servizi, con il commercio - specie quello tradizionale in centro storico - che perdeva di forza. Guerrieri seppe interpretare questo cambiamento, portando la Camera di commercio ad avere un ruolo importante nella promozione turistica (specie dopo la chiusura delle Apt) e cercando strade che mettessero insieme tradizione e innovazione, come il recupero del Carmine. Anche l’addio alla presidenza fu segnato dalla sua capacità di evitare le rotture inutili: commercianti e artigiani avevano dato l’ok al suo quarto mandato, ma questo avrebbe probabilmente portato a uno scontro con le altre categorie. E cosi Guerrieri decise di lasciare, per andare a ricoprire a “tempo pieno” il ruolo di presidente della Banca del Monte, al quale era stato designato nel 2013, dopo che già era stato nel consiglio di amministrazione dell’istituto di credito di piazza San Martino.

C’è un incarico che Guerrieri non ha ricoperto, nella sua carriera. E che molti, invece, avrebbero voluto ricoprisse: quello di sindaco di Lucca. Non è un mistero che più volta l’area di centrodestra avesse pensato a lui come candidato per palazzo Orsetti. Ad esempio il suo nome venne ventilato prima delle elezioni del 1998, poi vinte da Pietro Fazzi. Chissà se le strade di Guerrieri e della politica sarebbero mai state destinate a incontrarsi. Se si dovesse azzardare una risposta sentiremmo di puntare sul “no”: era un uomo di potere, certo, ma non del potere sguaiato e arruffone che siamo abituati a vedere negli ultimi anni. Anche nelle nostre zone. Un ambiente nel quale Guerrieri certamente non si sarebbe trovato a suo agio. —

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