Il presidio
San Luca, esame superato Solo tre Covid in ospedale
Volge al termine l’emergenza che ha visto ricoverati quasi duecento pazienti Maielli: «Date risposte adeguate. Grazie agli operatori, una vera squadra»
LUCCA
Ce ne sono stati più di 100, tutti assieme. Per la precisione 104: 29 tra intensiva e subintensiva, altri 75 nei reparti Covid. Era il 23 marzo e l’ospedale San Luca di Lucca stava affrontando il suo picco pandemico. I posti letto erano quasi esauriti, la curva dei contagi non accennava ad abbassarsi e ancora non si capiva come e quando ne saremmo usciti. C’era apprensione, inutile nasconderlo. Sono passati due mesi e la situazione è cambiata. Il Covid non è ancora sconfitto ma ci sta lavorando. Lo dicono i numeri: nella Terapia intensiva del monoblocco di San Filippo ora ci sono solo tre pazienti Covid, di cui due in via di negativizzazione, anche se ancora con problemi rilevanti dal punto di vista clinico. Per questo la Rianimazione è adesso divisa in due parti: una per i ricoverati Covid e l'altra per i “no-Covid”. Anche negli altri “reparti bolla” dell’ospedale di Lucca da giorni non c’è necessità di ricoverare alcun paziente, per cui le strutture sono state messe in “stand by”, come avvenuto per i posti letto realizzati nel pieno della pandemia al “Campo di Marte”.Questa rapida riorganizzazione degli spazi è stata resa possibile dalla flessibilità della struttura lucchese, che in questa emergenza si è rivelata un punto di forza. Alla faccia delle tante critiche che il San Luca ha subito sin dall’apertura.
Il notevole miglioramento della gestione terapeutica dei malati, il rafforzamento della sanità territoriale, la creazione delle Usca hanno portato a un progressivo e costante aumento delle guarigioni cliniche e virali. A ciò si è aggiunto il comportamento corretto della cittadinanza lucchese durante il lockdown: ha permesso di ridurre il numero dei positivi e la pressione sull'ospedale.
Con la dimissione nei giorni scorsi dalla “bolla” Covid degli ultimi pazienti, si è chiuso quindi anche a Lucca un periodo complesso iniziato nei primi giorni di marzo, con i primi accessi di pazienti affetti da Coronavirus. Da quel momento e fino al mese di maggio all’interno dell’ospedale sono stati gestiti 199 pazienti Covid, il più giovane di 2 anni ed il più anziano di 105, mentre sono stati 134 (49 i guariti clinici e 75 quelli virali) i dimessi dal San Luca.
Tra i guariti la persona più anziana è di 92 anni, quella più giovane sempre di 2 anni.
I decessi avvenuti nella struttura ospedaliera lucchese sono stati complessivamente 45, tutti di persone che avevano già patologie concomitanti (spetterà all’Istituto superiore di sanità attribuire in maniera definitiva le morti al Coronavirus).
«L’ospedale di Lucca - evidenzia la direttrice sanitaria del San Luca e coordinatrice della rete ospedaliera Michela Maielli – è stato tra quelli più interessati dall’emergenza Coronavirus ma, grazie a un grande lavoro di squadra di vari settori e professionisti, è stato possibile rispondere in maniera adeguata alle necessità dei cittadini. Fondamentale in questo senso l’attività del Pronto soccorso, con la distinzione tra i due percorsi (Covid e No-Covid): gli operatori del PS hanno valutato tutti i pazienti sospetti, hanno effettuato le diagnosi del caso, si sono occupati della stabilizzazione e della definizione del livello di intensità di cure necessario: ricovero in Terapia intensiva, trasferimento nell’area Covid di degenza, rientro al proprio domicilio (continuando le cure a casa) nei casi in cui la permanenza in Pronto Soccorso abbia fatto registrare un miglioramento delle condizioni cliniche. Straordinario anche il lavoro che è stato fatto in Terapia intensiva, da dove sono passati i pazienti più gravi, nelle Malattie infettive, che ha rappresentato il fulcro gestionale, e nei reparti utilizzati per il ricovero - in tutta l’area medica, nell’area chirurgica, nel Day Hospital - in cui il personale si è impegnato senza mai risparmiarsi».
Questo senza dimenticare tutti i settori che hanno supportato la degenza Covid o hanno portato avanti le consuete attività nonostante il periodo d’emergenza (ad esempio radiologia, radioterapia, centro trasfusionale, farmaceutica etc). Da ringraziare per il lavoro svolto – prosegue Maielli – anche gli operatori degli ospedali della Valle del Serchio, che hanno contribuito con impegno e professionalità alla gestione dell'emergenza. Per i reparti Covid, come sta avvenendo in molti ospedali dell'azienda, si parla di sospensione e non di chiusura perché le strutture, come anche quelle realizzate nella Cittadella della Salute Campo di Marte, restano a disposizione, nel caso - non auspicabile ma possibile – in cui si verifichi una ripresa dei contagi conseguente alla riapertura delle attività. Ringrazio quindi tutti gli operatori che in questo periodo hanno lavorato con professionalità e dedizione, dimostrando di essere una vera squadra. Vorrei sottolineare l’importanza dell’interdisciplinarietà: questo è stato il valore aggiunto nell'emergenza». —
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