Italia
Strutture ad hoc e tecnologie per affrontare la Fase Due
lucca
Spazi ospedalieri (ma pure strutture terze apposite) da dedicare specificatamente al Covid, ma anche a eventuali nuove malattie infettive che potrebbero emergere, ma anche un ricorso alla tecnologia, in attesa di trovare anche soluzioni terapeutiche (che siano farmaci adatti o vaccini) in grado di fermare il virus. Questo e molto altro è contenuto nel documento in 14 punti stilato dalla Federazione Toscana degli Ordini dei Medici toscani per affrontare la fase due, e presentato ieri via streaming dai presidenti degli Ordini di Lucca Umberto Quiriconi, di Arezzo Lorenzo Doandri, di Firenze Teresita Mazzei, di Siena Roberto Monaco e di Massa Carrara Carlo Manfredi, cui è toccato il compito di illustrare i punti salienti del documento.
Un documento che, è stato evidenziato, vuol guardare avanti, alle cose da fare. Per affrontare errori ed eventuali responsabilità passate ci sarà tempo e luogo, ma adesso c’è ancora un nemico da combattere, perché la lotta contro il Covid non è certo finita. Ancora troppe le incognite in campo, trattandosi di un virus instabile, che ha fatto da poco il salto di specie, e che potrebbe mutarsi e diventare ancora più pericoloso. E poi ci sono il timore della seconda ondata e i dubbi su quello che potrà essere l’impatto dell’autunno sul virus. Insomma, c’è la necessità di pensare a strategie per difendere la popolazione e il personale sanitario. Personale sanitario che deve essere messo in condizione di operare in sicurezza (non come è stato fatto all’inizio di questa pandemia costata la vita a 163 medici), anche perché se viene a mancare questa figura mancherà chi deve combattere. E in particolare quanto accaduto, e quanto potrebbe accadere, deve portare a un ripensamento del ruolo dei medici di famiglia, una figura, ha ricordato Quiriconi, che nella prima fase è stata spesso mortificata. «Ed è stato un errore gravissimo non sfruttare le sue potenzialità – ha detto il presidente dell’Ordine di Lucca – la sua capillarità sul territorio. L’epidemia covid può e deve essere un’occasione per una rifondazione della medicina generale, che va valorizzata. Chiediamo di essere ascoltati: la medicina generale va messa in condizione di funzionare al meglio, di essere finanziata e dotata tecnologicamente».
Medici che invece, nella prima fase, hanno dovuto lottare anche per avere il minimo indispensabile di presidi di protezione, con tutti i rischi connessi, per loro e per gli assistiti («Non vogliamo essere eroi – ha commentato Roberto monaco – ma non vogliamo nemmeno essere untori»). Nel documento invece il loro ruolo è centrale, quale sentinelle per individuare sul nascere eventuali nuovi focolai (proprio per la loro distribuzione sul territorio).
Un obiettivo, quello di individuare per tempo eventuali riprese del virus, che dovrà essere al centro di questa fase due, anche ricorrendo alle tecnologie. Le cosiddette App per esempio. Non solo quelle di “ tracciamento”, ma anche quelle per l’autodiagnosi, in modo da capire da subito la presenza di un nuovo focolaio. —
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