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Pult riapre ma con metà personale «C’è incertezza»
Filippo Pardini, titolare del locale in via Fillungo (anche di Caniparoli e Parlascio): «Era meglio prolungare il lockdown»
Barbara Antoni / LUCCA
«Riaprirò, ma con personale ridotto e orario parziale. Ho aspettato prima di decidere e mi sono reso conto che la sicutazione è ancora lontana da essere stabile». Ancora troppe incertezze per Filippo Pardini, titolare del bar Pult in via Fillungo, della cioccolateria Caniparoli in via San Paolino e dell’osteria Parlascio in piazza Anfiteatro. Ma Pult, assicura, a giorni riaprirà. «Abbiamo atteso perché le indicazioni arrivate da Regione e governo non sono mai state troppo chiare - spiega l’imprenditore -. Il problema è la situazione in cui ci fanno riaprire».
Pardini non mette al primo posto delle difficoltà cui far fronte tanto la logistica (il distanziamento dei tavoli a seguito del quale, mediamente, potrà disporre, ai tavoli all’aperto, di circa il 50 per cento dei posti dell’epoca pre-Covid) quanto la gestione dei clienti. «Non possiamo, noi titolari degli esercizi, essere “sceriffi” nei confronti dei clienti. Una volta che avrò fatto sedere le persone alle distanze previste e che avrò indicato le regole da osservare, come potrei intervenire se due persone stanno più vicine? Non siamo pubblici ufficiali. E poi magari le persone che arrivano da me e stanno distanti, la sera prima hanno partecipato a un barbecue in una residenza privata in cui le distanze non erano osservate. Questi sono i problemi maggiori, a mio avviso. Mi auguro che da parte di chi controlla ci sia comprensione, non possiamo lavorare rischiando continuamente sanzioni. Sarebbe stato meglio che il lockdown fosse stato più lungo. Per questi motivi non ho partecipato al flash mob organizzato da Confcommercio l’11 maggio. Non sono un socio, ma dialogo spesso con l’associazione e non ne condivido diversi punti. Hanno organizzato la protesta per chiedere l’apertura anticipata, poi hanno aggiunto anche la richiesta di aiuti dal governo. Io invece avrei fatto il contrario: nonostante la concessione di riaprire il 18 maggio, per me la vera protesta sarebbe stata rimanere tutti chiusi: avremmo fatto avvertire chiaramente la nostra assenza, avremmo sfruttato così al meglio questa occasione. Invece - aggiunge - adesso che molti hanno riaperto, è già partita nella categoria una guerra interna, tra chi lavora meno e chi lavora di più: i primi vanno dicendo che gli altri lavorano sì, ma nei loro locali si creano assembramenti. Io credo che ci dovremo affidare al buonsenso di tutti. E credo che debbano darci una mano, a noi che abbiamo sempre pagato tutto, a partire dal suolo pubblico e fino alle bollette. Ci sono più possibilità: aumentare il suolo pubblico, chiudere un occhio nei controlli. Altrimenti stare aperti diventerà una condanna per tanti pubblici esercizi».
Pardini, spiega ancora, riaprirà i suo esercizi orientativamente con metà del personale su cui contava, gli anni scorsi, a pieno regime, quando in tutto - fra addetti fissi, a termine, a chiamata - lavorava con uno staff da 28 a 30 persone. «Ora lavorerò con meno di metà: mancheranno le assunzioni per 14, 15 persone». Il conto si fa da solo. «Per Pult, avrò bisogno da 5 a 7 persone con l’orario ridotto, mentre gli anni scorsi in alta stagione arrivavo a dieci. Altri 10, anche 12, erano necessari per l’osteria nell’Anfiteatro e da 3 a 6 per il negozio Caniparoli. Senza contare che dall’8 marzo i nostri dipendenti hanno avuto solo qualcosa da noi ma non hanno visto un centesimo della cassa integrazione». Non ultimo, il capitolo affitti commerciali. «Per l’osteria sono riuscito a trattare, ma sono sempre cifre molto alte. Il locale occupa due fondi, infatti pago due affitti, di 6.000 e 1.600 euro al mese più Iva. Anche se togli il 20 o anche il 40 per cento rimangono sempre cifre alte se l’esercizio è aperto ma non lavora a sufficienza. Invece di dare la cassa integrazione ai dipendenti, dovevano aiutare gli esercenti a rimanere aperti, così avrebbero aiutato davvero tutti». —
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