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Donna travolta da un’auto, la rabbia dei residenti: «Strada troppo pericolosa»
lucca
Stava attraversando la strada sulla via per Camaiore – all’altezza del bar “Da Bao” – quando è stata investita da un’auto che procedeva in direzione Lucca. Brutto incidente, lunedì scorso, alla Cappella in cui è rimasta ferita una farmacista di 45 anni. La donna aveva parcheggiato la sua auto e stava attraversando per raggiungere, forse, l’ufficio postale all’altro lato della strada. Ma non ha fatto in tempo perché è stata travolta: violento l’impatto contro l’asfalto a seguito del quale la 45enne ha riportato un trauma cranico. Immediata la chiamata ai soccorsi, allertati da chi si trovava in quella strada: sul luogo dell’incidente sono intervenute un’ambulanza della Misericordia di Lucca e anche l’automedica del 118, mentre i rilievi sono stati eseguiti dalla polizia municipale.
Si torna a parlare, insomma, di una strada che (stando ai dati dell’Aci) ha uno dei tassi di incidentalità più alti della Toscana. E i residenti, ora, tornano ad avere paura. Tanto per dire: soltanto nel 2017, su quella strada, si sono verificati una sessantina d’incidenti, di cui due mortali. E l’impatto di lunedì scorso ha risvegliato in loro il terrore. «Le macchine e i tir continuano a sfrecciare, incuranti dei pedoni – dicono dal vicino bar “Da Bao” – È un grave pericolo perché in troppi non rispettano le regole». Chi vive lì ha ancora negli occhi la scena della donna, distesa al suolo. La chiamano, ma lei non sembra essere cosciente. Poi vuole provare ad alzarsi, alcuni abitanti la fermano. Arrivano i sanitari che la trasportano, in codice rosso, all’ospedale “San Luca” dove è ancora ricoverata, in prognosi riservata. Ma loro – i residenti della via per Camaiore – chiedono soltanto una cosa: che, finalmente, venga trovata una soluzione per eliminare (o quantomeno limitare) i pericoli che, da troppo tempo, mettono a rischio la vita di chiunque si trovi a transitare da quella strada. «Servono più controlli – concludono i residenti – ma anche soluzioni concrete. Ora basta». –
m. t.
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