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«Mesi segnati dal coronavirus Il ricordo più bello sono le persone»
Il vescovo Giulietti si insediò a Lucca il 12 maggio 2019 Oggi traccia un bilancio: «Ci sarà un’emergenza sociale»
Barbara Antoni / lucca
Un anno fa, sotto i riflettori c’era la polemica politica in Italia, Salvini e Di Maio erano ancora insieme ma i dissapori cominciavano a essere forti. In Inghilterra la vita dei duchi di Sassex, Meghan e Harry, veniva allietata dalla nascita di Harrison Archie. A Lucca si parlava di assi viari, di banche e della truffa dei diamanti, che aveva coinvolto tanti risparmiatori. E si attendeva con una certa impazienza l’arrivo del nuovo vescovo, monsignor Paolo Giulietti, che, da Perugia, sarebbe arrivato nella diocesi lucchese per prendere il posto di Italo Castellani, prossimo alla pensione.
C’era una città e c’era una diocesi in festa, il 12 maggio 2019. Monsignor Paolo Giulietti arrivò nella veste che più poteva rappresentarlo nella sua essenza, nel suo profondo: quella del pellegrino, dell’uomo sempre in cammino che incontra, sulla sua strada, mille e mille persone.
Fu così infatti. Dalla chiesa di Capannori, dove sembra che fosse arrivato in solitudine a piedi, monsignor Paolo condivise con una moltitudine di persone l’ultimo tratto di strada verso Lucca, che lo aspettava con grande trepidazione. Camicia a maniche corte e cappellino, col bastone di legno in mano come i veri camminatori, percorse quei cinque chilometri fra ali di folla, tra chi gli aveva fatto trovare tappeti di petali di rose a chi gli chiedeva una benedizione, a chi gli stringeva la mano o gli regalava un libro, un fiore.
Fu un’esperienza emozionante. Ma da quel suo ingresso prima nel monastero di Santa Gemma e poi in Cattedrale, non sembra passato un anno: sembra un secolo. Nel mezzo, a gamba tesa, è entrata una malattia che ha rivoluzionato tutto il mondo, tutte le vite, e non solo a Lucca.
«È stato il coronavirus che più di tutto ha segnato questo anno in modo indelebile - dice il vescovo Paolo -. Sono eventi che accadono una volta nella vita di un popolo. E quando accadono, il senso di comunità si rafforza: nascono da qui le cose più belle di questi momenti storici. Ma sempre da qui scaturiscono i limiti più forti. Il 2020 lo ricorderemo come l’anno del coronavirus».
Se dovesse dare una definizione a questi primi suoi dodici mesi a Lucca, quali parole sceglierebbe?
«L’anno del virus ma anche della conoscenza. La conoscenza è iniziata quando sono arrivato a Lucca. Ho conosciuto persone, imparato, appreso; abbiamo anche reimpostato alcuni aspetti: direi che è stato un anno di partenza».
Per la diocesi cosa ha rappresentato l’emergenza sanitaria?
«La diocesi si è data da fare sotto molti aspetti e senza tregua. Ha allestito nuovi dormitori, tenuto aperti i centri di ascolto, aperto luoghi per le persone in quarantena. Le celebrazioni a causa del virus sono state interrotte, ma si è verificato un fatto molto bello: molti giovani si sono presentati in diocesi per offrirsi come volontari, per partecipare a vario titolo alla vita della chiesa. Anche perché dopo l’emergenza sanitaria, ci sarà l’emergenza sociale al primo posto».
Le funzioni religiose tradizionali però sono prossime a riprendere.
«Sì, ricominceranno lunedì 18 maggio. Ci saranno molti cambiamenti nel vivere la liturgia».
Potrebbero esserci messe all’aperto in estate?
«Personalmente sto un po’ sconsigliando questa attività. Perché dovremmo stare attenti a contingentare il numero dei partecipanti. In caso di pioggia non potremmo oggi spostarsi in chiesa se piovesse. Senza contare che ci sono le sedie da sanificare: una gestione non facile».
Quali sono i suoi progetti per il prossimo futuro?
«A settembre ci sarà un riassetto in curia: quando sono arrivato avevo prorogato gli incarichi di un anno. Le nomine che sono uscite in questi giorni saranno valide fino a settembre: a quel punto decideremo se coinvolgere nuove figure o confermare quelle che ci sono. Sarà un riassetto della comunità parrocchiale nel suo complesso, per far ripartire la vita dopo l’emergenza sanitaria».
Cosa ricorda di più del suo ingresso a Lucca, un anno fa?
«Ricordo l’entusiasmo delle persone, le tante incontrate per strada che si univano al nostro corteo. È stata la cosa più bella».
Il 13 settembre 2020 come sarà la processione della Santa Croce? Ne state parlando?
«Al momento è prematuro, bisogna vedere come evolve l’epidemia. Ne cominceremo a parlare verso luglio. Può darsi che qualcosa si farà: tutto da vedere, però». —
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