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«Agenzie di viaggio dimenticate ma senza di noi niente turismo»
PORCARI
«Ci sentiamo abbandonati, una categoria di serie D, una crisi così non si era mai vista»: Silvia Cheli è titolare dell’agenzia di viaggi Mosi Viaggi e Pellegrinaggi, aperta nel 2015 ma con una consolidata esperienza in un settore (la mamma Morena Del Basso da 30 anni). Agenzia che vive un grande punto interrogativo sul futuro, tra disdette e incertezze su come e quando ripartire.
«In questi 60 giorni di blocco – racconta – gli agenti di viaggio sono stati ignorati, sospesi nel limbo del “non vi preoccupate che qualcosa verrà fatto”. Ci hanno chiesto di chiudere e lo abbiamo fatto, ma intanto abbiamo continuato a proteggere i nostri clienti e non solo rimasti all’estero, e annullato mesi interi di lavoro perché le agenzie, soprattutto quelle come la nostra, programmano anni prima».
Una ripartenza che si scontra con difficoltà e implicazioni pratiche: «Non basterà rialzare la serranda per ricominciare la nostra attività perché dipendiamo da molti fattori esterni e dalle linee guida che al momento l’intero comparto turistico non ha avuto. Non possiamo far partire i bus Gt con 20 persone a bordo quando la capienza è da 50, poiché il costo viene diviso sul numero dei partecipanti per cui si andrebbe fuori prezzo».
Silvia Cheli si appella a Regione, governo e al ministro Franceschini: «Non esistono solo gli hotel e gli stabilimenti balneari. Chiediamo di garantirci la liquidità con la costituzione di un fondo d’emergenza a fondo perduto, un reddito mensile per continuare le nostre attività e soprattutto incentivare con voucher i clienti a prenotare tramite l’agenzia di viaggio. Il turismo è come un fiore, bello ma che ha bisognodi foglie, radici e prima ancora del seme. Noi siamo il seme. Senza agenzie di viaggio e tour operator non ci sarebbero turismo e tutto l’indotto che fa muovere l’Italia». —
N. N.
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