Il Tirreno

Lucca

l’appello 

«Anche noi vogliamo riprendere a lavorare»

Rossella Lucchesi
«Anche noi vogliamo riprendere a lavorare»

Il giorno della ripartenza, anche gli operatori extralimentari hanno voluto essere presenti al fianco dei colleghi 

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Loro non potevano aprire il banco per vendere scarpe, pantaloni, abiti e biancheria, perché al momento le disposizioni ministeriali non lo consentono. Però hanno voluto esserci nel giorno di riapertura del mercato in cui operano da anni e che per adesso li esclude a causa delle misure di contenimento per il Covid-19. Sono arrivati alla spicciolata, ma alla fine erano parecchi - disciplinatamente a distanza e dotati di mascherina protettiva, come prevede l’ordinanza - i venditori ambulanti extralimentari del mercato di piazzale don Baroni.

Delusi, arrabbiati, ma non rassegnati a una situazione che da oltre due mesi li costringe all’inattività. Con le spese che continuano a correre e l’incertezza per quel ritorno alla normalità che non sembra così vicino. Né tantomeno semplice, viste le condizioni imposte quando potranno finalmente riappropriarsi dei propri spazi per la vendita dei loro prodotti.

Sul posto hanno incontrato l’assessore Valentina Mercanti e la direttrice di Confesercenti, Francesca Pierotti, alle quali hanno chiesto lumi sulla ripartenza delle loro attività. «Non possiamo attendere oltre il 18 maggio e soprattutto non accettiamo discriminazioni perché, se agli altri è permesso lavorare, dobbiamo poterlo fare anche noi, poiché abbiamo gli stessi diritti e famiglie da mantenere», asseriscono Marco Del Cima e Nicola Salvini, ricordando i danni subiti dalla mancata vendita degli articoli primaverili.

«Siamo esasperati - proseguono - ma continuiamo a sperare di riuscire a non soccombere alla crisi che minaccia il nostro settore. Ce la metteremo tutta, però dovete deve venirci incontro per farci lavorare in sicurezza, ma senza stravolgere il nostro modo di operare, considerando che lavoriamo all’aperto, dove ci sono meno rischi che al supermercato. Impossibile contingentare l’afflusso della gente - per i negozi di via Fillungo come si farebbe, allora? - e costringerla a fare lunghe code di attesa sotto il sole prima di accedere ai banchi, né obbligarla a percorrere tutto il mercato per poter uscire. Siamo disponibili a ogni trattativa - concludono Salvini e Del Cima - perché teniamo alla nostra salute e a quella dei clienti, a cui chiederemo di indossare guanti e mascherina e di sostare il meno possibile ai banchi e non più di tre persone alla volta. Distanziate, naturalmente. E non chiedeteci di sanificare ogni volta scarpe e indumenti che sarebbe impossibile e dopo tre - quattro operazioni, danneggerebbe la merce. Al limite possiamo sanificare i furgoni, prima e dopo i mercati».

Mentre Marcello Meschi che tratta calzature, crede sia meglio aspettare e ripartire quando tutto sarà in sicurezza, i titolari dell’azienda agricola Sardelli sono infuriati per il divieto di aprire il banco di fiori, prodotto che invece i colleghi possono vendere nei negozi e nei supermercati». —

Rossella Lucchesi

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