Il Tirreno

Lucca

Regole sulla gestione e aspetto sanitario: «Sono queste le priorità»

b.a.

bar “san michele” e “i gelati di piero” 

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La gelateria “I gelati di Piero” di Piero Pacini, in via Roma e il bar San Michele di Emanuele Federighi in piazza San Michele sono due punti di riferimento per lucchesi e turisti, nel centro storico. Entrambi ieri hanno aderito alla protesta di Confcommercio contro il governo.

«Abbiamo aderito perché secondo noi c’è bisogno di un sostegno per riaprire in modo sostenibile - spiega Federighi, che porta avanti l’attività di famiglia, fondata quarantasei anni fa -. Servono regole chiare e aiuti economici per stare in piedi fino a quando non potremo di nuovo camminare con le nostre gambe». Perché un pubblico esercizio, spiega il titolare del bar San Michele, ha dei costi di partenza importanti. Un esempio: «La macchina da caffè, che sta sempre accesa, consuma 3,2 chilowatt di energia al giorno, al pari di una famiglia intera», dice Federighi. E poi c’è il nodo dei tavoli all’aperto: sotto i tre ombrelloni del bar San Michele dove stavano quindici tavoli di ottanta centimetri di diametro, con le nuove regole non ce ne staranno più di sette. «E come gestire le persone al tavolo? - aggiunge il titolare -. Non c’è chiarezza al momento. Le nostre attività sono fatte di socializzazione: devono riaprire quando sarà possibile».

L’aspetto sanitario è la priorità, in vista della riapertura, per Pacini. «Giusto allentare - spiega - ma non dobbiamo sottovalutare il virus. Questa settimana sono particolarmente disorientato, perplesso. La scorsa settimana in Germania, seppure moderatamente, hanno riaperto: entro 48 ore si sono registrati nuovi contagi. Credo - aggiunge Pacini - che dovremmo avere più certezze per sapere di poterci muovere con serenità prima di riaprire. Perché diversamente si rischia di essere sotto ulteriore stress. E poi i clienti verranno? e come si comporteranno? Questi due mesi hanno messo a nudo tutte le fragilità del nostro sistema sanitario e un primo vero bilancio dal punto di vista economico si potrà fare a fine anno». C’è poi, secondo Pacini, il problema del turismo, «per circa il 60-65 per cento vero motore dei centri storici. Invece - sottolinea - quest’anno all’inizio della stagione, tutto si è azzerato. E non venivamo da un’annata facile, qual è stata il 2019». —

b.a.

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