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«Un protocollo di sicurezza per far ripartire le attività»
Altopascio
Un protocollo di sicurezza per permettere al commercio al dettaglio di anticipare l’apertura. Lo chiedono al presidente della Regione Enrico Rossi, con una lettera protocollata ieri, il sindaco Sara D’Ambrosio e la presidente del Centro commerciale naturale di Altopascio Federica Benedetti Stefanini.
«Raccogliamo con preoccupazione il grido di allarme del commercio al dettaglio locale che rischia in questo momento di restare schiacciato dagli effetti economici del coronavirus e dalle incertezze sulle riaperture – spiegano sindaco e presidente – i commercianti e gli artigiani toscani sanno quanto sia importante, nell’affrontare la fase 2, tenere un comportamento corretto per evitare che la curva dei contagi torni a crescere. Tutti noi abbiamo compreso, e lo sanno anche gli stessi cittadini, quanto la distanza sociale e l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza individuale siano l’elemento essenziale per proteggerci e proteggere chi ci circonda. Le aziende, sia quelle già ripartite sia quelle che ripartiranno il 4 maggio, stanno attuando i protocolli di sicurezza per consentire ai lavoratori la massima incolumità. La stessa comprensione del rischio, la stessa disponibilità e volontà ad attuare i protocolli di sicurezza, proviene dai piccoli esercenti e artigiani locali: tutti loro sono pronti a riaprire prima del primo giugno, data invece stabilita dal governo per r molte attività, e sono pronti a farlo seguendo le regole, fissate e condivise in un protocollo chiaro e trasparente, da condividere con la Regione Toscana e con la Prefettura».
«La voce dei più piccoli, di quelle botteghe, di quei negozi che rappresentano l’anima e il tessuto sociale e produttivo delle nostre città, non può restare inascoltata – continua la nota – nelle emergenze è proprio la voce di chi ha meno strumenti, di chi ha meno difese, che deve essere raccolta e valorizzata, perché altrimenti quella stessa voce rischia di sparire. Come sindaco e come presidente del Centro commerciale naturale non riusciamo a immaginare la nostra città senza botteghe, bar, ristoranti, parrucchieri, estetisti e negozi. Non riusciamo a pensare al rischio del loro fallimento e a quello che ciò comporterebbe in termini di perdita di posti di lavoro. Non riusciamo neanche a immaginare che chi ha lavorato tutta la vita per costruire un sogno, ora sia costretto a metterlo da parte. E allora, di fronte a questa tragedia dalla quale tutti speriamo di uscire fisicamente indenni, interveniamo, per fare in modo che il morbo non uccida quello che generazioni, nel tempo, sono riusciti a costruire con grande sacrificio: il benessere per sé e per la collettività».
Da qui l’appello finale: «Chiediamo al presidente Rossi e alla Regione di farsi portavoce, in modo forte, dei bisogni di questi lavoratori anche davanti al governo e di proporre un’apertura anticipata, attraverso un protocollo di sicurezza chiaro e condiviso, affinché questi lavoratori possano riaprire nel rispetto di tutte le norme necessarie per garantire l’incolumità dei clienti e di loro stessi». —
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