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Lucca

L’Inchiostro, una riapertura per sperare

Rossella lucchesi
L’Inchiostro, una riapertura per sperare

L’edicola di Ponte a Moriano aveva chiuso il 24 marzo ed è tornata in attività dopo Pasqua: «Lavoro ridotto, ma non manca»

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«Il lavoro è quello che è. Si sopravvive a stento, perché negli ultimi due mesi le vendite hanno subito una notevole flessione. La gente esce poco e lo fa prevalentemente per espletare commissioni urgenti. Non certo per venire in negozio e scambiare due chiacchiere con il venditore o il conoscente che incontra per caso. Entra a testa bassa, saluta con lo sguardo triste, chiede ciò che desidera ed esce in fretta per raggiungere la propria abitazione, per il timore di essere inseguito da quel virus strisciante che, oltre ad averci terrorizzato, ci impone anche quella distanza fisica che non permette neppure di stringerci la mano o scambiare un gesto d’affetto».

La signora Giuseppina Lera, titolare dell’edicola-cartoleria “L’inchiostro” al civico 558 di via Nazionale, a Ponte a Moriano, ha notato grandi cambiamenti nell’atteggiamento della sua clientela «che, ammette, non è più la stessa che vedevo entrare sorridente e con la voglia di scambiare una battuta o commentare il fatto del giorno. La malinconia e lo stress hanno preso il sopravvento, cancellando gioia e serenità dagli sguardi che adesso sono sfuggenti e spaventati».

Giuseppina gestisce da vent’anni l’edicola, uno degli esercizi più conosciuti della zona che prima di lei ha visto l’avvicendarsi di numerose gestioni. «Mai, afferma, avrei pronosticato una simile catastrofe universale che, nel giro di così poco tempo, avrebbe messo in ginocchio l’economia mondiale e trasformato l’umanità. Questa pandemia, aggiunge, ha rimesso in discussione tutto: la nostra vita, gli affetti, il lavoro, le abitudini, catapultandoci in una dimensione assurda che è difficile accettare».

Malgrado ciò, la signora Lera sente di essere tra i privilegiati di questa crisi che ha gettato tutti nello sconcerto e nella paura. Per buona sorte il lavoro, anche se ridotto, non manca - soprattutto per quotidiani e riviste - e può tirare avanti senza la minaccia di non riuscire ad arrivare a fine mese. Anche se ha perso i clienti di passaggio e i lavoratori delle aziende e dei negozi della zona, adesso chiusi. Lei stessa, il 24 marzo aveva abbassato la serranda della propria edicola che ha riaperto dopo Pasqua. «La speranza, prosegue, è che presto tutti possano recuperare al meglio il proprio lavoro, ma temo che, quando sarà consentita la ripresa delle attività - e chissà a quali condizioni - saranno in molti a soccombere sotto il peso di questa pandemia. E per troppi artigiani e commercianti sarà la fine e l’inizio di un incubo forse più doloroso di quello che stiamo vivendo». —

Rossella lucchesi

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