Il Tirreno

Lucca

«In piazza anche per chi non c’era E contro la retorica sull’epidemia»

La lettera aperta al sindaco firmata dalle tre persone che il 25 aprile sono state multate per aver cantato “Bella ciao” in piazza San Michele 

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il caso

Una lettera aperta al sindaco Alessandro Tambellini e, per conoscenza, alla questura. L’hanno protocollata Tommaso Fratino, Annamaria Uras e Laila Cappellini, le tre persone che il 25 aprile sono state multate per aver cantato Bella Ciao in piazza San Michele. «Tutti e tre - spiegano - abitiamo in centro a Lucca a molto meno di 200 metri da Piazza San Michele, dove ogni anno culminano le manifestazioni di commemorazione del 25 aprile; anche per questo abbiamo ritenuto la nostra presenza un dovere, anche per chi non poteva. Siamo andati in piazza in tre, a debita distanza gli uni dagli altri, muniti di mascherina, con cartelli e un testo da leggere, a cantare “Bella Ciao” e a rivendicare il suo messaggio di libertà. In pochi minuti sono arrivate diverse unità di forze dell’ordine, in tutto 10 persone, e ci hanno contestato di essere usciti di casa senza giustificazione di necessità, multandoci, per questo, di 400 Euro a testa».

I tre firmatari vogliono poi avanzare alcune riflessioni: «Siamo assolutamente convinti dell’importanza di misure sanitarie adeguate all’emergenza attuale e del senso di responsabilità di ognuno. Al contempo siamo allarmati dalle loro modalità di attuazione e dall’azzeramento di libertà e diritti essenziali, che non sono in contrasto con l’esigenza di sicurezza, e che devono avere un peso centrale nelle scelte di governo e regioni. Pensiamo al divieto di movimento all’aria aperta da soli o in compagnia delle persone con cui si vive (quando anche l’OMS consiglia tale attività in relazione al Coronavirus); la situazione di estremo disagio di tante categorie più deboli, a partire dai bambini; il divieto persino di dare un estremo saluto ai morti, e la totale soppressione del diritto politico di manifestazione. Il tutto attraverso norme e comunicazioni spesso fumose, imprecise, per le quali è anche difficile stabilire cosa è lecito e cosa no, e che in ultima analisi lasciano alle forze dell’ordine libertà di interpretazione. Soprattutto siamo sgomenti di fronte alla retorica pubblica che è stata costruita dai tanti attori in gioco: la colpevolizzazione del cittadino e della sua attività individuale, l’invito all’autorepressione e al sacrificio necessario del proprio benessere fisico, psichico, sociale, hanno preso il sopravvento, a fronte invece del fatto che la realtà del contagio è avvenuta non nelle piazze cittadine o all’aria aperta, ma in massima parte nelle strutture sanitarie, nelle case di riposo per anziani, nei luoghi di lavoro. E siamo preoccupati dalla gestione futura di un’emergenza con cui con molta probabilità avremo purtroppo ancora a che fare a lungo: non è pensabile che siano ancora sospesi diritti, servizi e forme essenziali di relazione. È fondamentale pensare insieme, attraverso il dibattito pubblico, forme che rendano possibile tutto ciò, e far pesare il bisogno e diritto di vivere, crescere, essere liberi nel rispetto degli altri. Per questo, oggi e sempre, viva il 25 aprile». —



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