Meteo
«Ho riaperto per offrire un servizio»
Gabriele Sartini, dell’edicola in via Veneto angolo Corso Garibaldi, ha deciso di riprendere l’attività dopo il primo stop
lucca
«C’è poco da dire. La città è deserta, perché tutti siamo stati invitati a rimanere a casa fin quando le misure per il contenimento dell’emergenza da Covid 19 non avranno allentato la morsa, permettendoci maggiore libertà di movimento. E anche dopo il 4 maggio - che mi sembra la data stabilita per l’inizio della tanto attesa fase due - non sarà certamente come prima, perché il percorso verso quella normalità sociale che abbiamo vissuto fino all’8 marzo, sarà ancora lungo e tortuoso. E tanto doloroso, perché questo periodo di inattività lascerà un segno negativo nell’economia, difficile da cancellare. Almeno per quest’anno dovremo dimenticare gli incassi che facevamo con i turisti che già di questi tempi affollavano le vie del centro storico. E per una città come Lucca che vive prevalentemente di turismo, non sarà facile rialzare il capo, perché nel frattempo molti esercizi avranno dovuto soccombere di fronte alle conseguenze di questa terribile epidemia che ha travolto l’umanità». Non c’è traccia di ottimismo nelle parole di Gabriele Sartini, titolare dell’edicola al civico 43 di via Vittorio Veneto, angolo Corso Garibaldi che ha rilevato nel 2016.
«Il lavoro ha subìto un calo netto - spiega - e purtroppo le previsioni non sono rosee, perché la ripartenza sarà molto lenta e complessa. La gente è terrorizzata. Non si sente più sicura e vede lo spettro del virus in ogni luogo e soprattutto in ogni persona che incontra. Temo passeranno mesi perché possa tornare com’era prima dell’arrivo di questa maledetta pandemia che sta cambiando anche il nostro carattere, rendendoci diffidenti e irascibili».
Anche per questi motivi, il 9 marzo Gabriele Sartini decise di abbassare la saracinesca del suo negozio. Poi ci ha ripensato e dopo un mese ha riaperto, benché con orario ridotto, ogni giorno dalle 8.30 alle 13 consapevole che a fine mattinata gli incassi non sarebbero stati gli stessi di prima, ma almeno avrebbe continuato a offrire un servizio ai suoi clienti e a scambiare con loro qualche battuta e un saluto. «Viene solo la gente dei dintorni a prendere i quotidiani, qualche rivista e pochi articoli di cartoleria che servo munito di guanti e mascherina» spiega, aggiungendo che non ha richieste di consegne a domicilio «ed è meglio così perché, da quando i miei genitori non vengono più in negozio, sono da solo e avrei qualche problema. Andiamo avanti come possiamo, tanto la stagione è compromessa. Speriamo nei Comics. Novembre è ancora lontano. Chissà». —
Rossella lucchesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
