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Cinquanta locali fanno appello al sindaco
«Il provvedimento varato non guarda al futuro». Titolari di bar e ristoranti preoccupati: «Non sappiamo se potremo riaprire»
lucca
Al momento sono circa cinquanta attività, fra bar, ristoranti e altre tipologie di pubblici esercizi in tutto il territorio comunale, i promotori di un pacchetto di richieste rivolte all’amministrazione comunale con lo scopo di rendere meno pesanti i danni provocati dall’emergenza coronavirus.
Perché, a loro parere, la manovra da 12 milioni annunciata ieri dal Comune non basta, perché pensano che l’emergenza non si esaurirà nel solo anno in corso, e soprattutto perché i firmatari non vedono nel governo centrale la disponibilità ad andare loro incontro. Così hanno scritto un documento, che presenteranno al sindaco Alessandro Tambellini.
La prima richiesta è che «a partire dalla data di chiusura imposta (12 marzo) fino all’effettiva futura ripresa delle attività, i tributi, le imposte e le tasse (Cosap, Tari, Imu, Tasi) dovute a codesta amministrazione siano calcolate tenendo conto del periodo di inattività»; il secondo che «a partire dalla data dell’effettiva ripresa delle attività, i tributi, le imposte e le tasse, siano ridotti al minimo degli importi previsti dalla legge»; il terzo e ultimo punto prevede che «a partire dalla data dell’effettiva ripresa dell’attività, i tributi, le imposte e le tasse siano dilazionabili e scaglionabili, nell’ordinel tempo di tre anni».
«Il pacchetto di agevolazioni varato dall’amministrazione non guarda al futuro - spiega Marilina Sari, titolare del ristorante Giulio in Pelleria e promotrice del documento -. Vorrei sottolineare - spiega la signora Sari - che il documento che abbiamo sottoscritto non è contro nessuno e tantomeno contro il Comune - tiene a precisare -. Pensiamo al contrario che l’amministrazione comunale abbia fatto una cosa ottima a varare la manovra da dodici milioni di aiuti per le attività del centro storico. Il nostro intervento è nato da una chiacchierata con un consulente a cui avevo chiesto informazioni su come un ristorante può lavorare con i clienti a domicilio. Abbiamo buttato giù questi tre punti e abbiamo interpellato altri colleghi. Volevamo essere ascoltati».
Gli operatori commerciali hanno paura, paura di non essere nelle condizioni di riaprire quando sarà permesso. «In questo momento - aggiunge Marilina Sari - tutti promettono tutto. Noi vogliamo che lo Stato finanzi le Regioni e i Comuni affinché siano in condizione anche oltre il 2020 di aiutare le loro imprese. Nel momento in sarà fatta l’ordinanza o il decreto per lariapertura, non sappiamo se e quando potremo riaprire. Ci sono stati promessi aiuti, ma ad oggi è arrivato pochissimo. A me ad esempio sono arrivati i 600 euro come titolare di partita Iva, ma di cassa integrazione ai miei dipendenti non è arrivato neanche un centesimo e io non posso contribuire».
Sono nomi noti di attività i firmatari del documento. Tra gli altri, nella rosa dei cinquanta ci sono il ristorante Erasmo di Ponte a Moriano, il ristorante Il Borghetto di Nozzano, il ristorante Da Mariano, Giulio in Pelleria, l’albergo Villa Pardi, il ristorante Angeli, la trattoria Da Ildo a San Donato, i locali Ciclo Divino e Betty Blue, l’attività Il Ciancino, il ristorante Lombardo, i bar La Ciocca e Bedini, pizzeria Sbragia. La raccolta di adesioni è ancora aperta presso lo studio tecnico Barsotti di Lucca (scrivere a abperind@alice.it). —
barbara antoni
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