Il Tirreno

Lucca

Il virus uccide noto imprenditore lucchese: ha lottato per 45 giorni

Nicola Nucci
Il virus uccide noto imprenditore lucchese: ha lottato per 45 giorni

Giovanni Petroni, 59 anni, è la vittima più giovane in Lucchesia La figlia: «Nell’ultima settimana stava meglio, speravamo»

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Nicola Nucci / capannori

Fin dai primi sintomi aveva temuto il peggio. «Ho paura di avere preso il coronavirus», aveva detto, preoccupato, alla figlia Elisa Giulia che lo rassicurava, pensando che si trattasse soltanto di una leggera influenza. Purtroppo, però, quelle parole risuonano, oggi, come un tragico presagio.

Giovanni Petroni, uno dei primi ad aver contratto il coronavirus nella Piana, non ce l’ha fatta: è morto ieri mattina, all’ospedale di Careggi, dopo aver lottato per 45 giorni, intubato in un letto della terapia intensiva, all’età di 59 anni. Un dato che lo rende, di fatto, la vittima più giovane uccisa dal Covid-19 in Lucchesia.

Tutto sembra essere iniziato da quell’affollata cena del 21 febbraio scorso, in un ristorante di Segromigno in Monte: una rimpatriata tra amici a cui aveva partecipato anche il co-titolare del calzaturificio “Emmegi” di Piaggiori. E fu da lì, da quella serata, che cominciarono a registrarsi diversi casi positivi. Per l’imprenditore capannorese, purtroppo, nella forma più grave. Fu l’inizio, per Petroni – conosciuto da tutti come Cico – di una lunga agonia fino all’ultimo respiro nell’ospedale fiorentino, dove era stato trasferito dal nosocomio di Cisanello, a Pisa, quando le sue condizioni si erano aggravate.

«Nell’ultima settimana alcuni valori erano migliorati, tanto da farci sperare che potesse farcela, anche se aveva ancora problemi polmonari – racconta, commossa, la figlia Elisa Giulia che ricostruisce il calvario vissuto dal padre e, con lui, dai suoi cari – Invece la situazione è precipitata, c’è stato il tracollo e ora mio padre non c’è più».

«Prima del virus stava bene, correva e giocava calcetto con gli amici – prosegue la figlia – Ha cominciato a stare male dopo quella cena, ma all’inizio non pensavamo al virus. Tre giorni dopo, però, ha iniziato ad avere la febbre alta, a 38, 5, e a respirare affannosamente. Gli esami radiografici hanno riscontrato un piccolo focolaio ed è stato rimandato a casa. Ma il 4 marzo le condizioni sono peggiorate con complicazioni polmonari ed è stato ricoverato d’urgenza. Sono stati giorni di grande sofferenza».

Le condizioni dell’imprenditore, per giorni, sono state molto critiche e dopo un ricovero al San Luca, prima, e a Cisanello, in rianimazione, poi, è stato trasferito a Careggi, dove è rimasto attaccato alle macchine che ossigenano il sangue. «Ha avuto la sfortuna di essere stato uno dei primi contagiati – prosegue la figlia di Giovanni Petroni – ma i medici hanno fatto il possibile per salvarlo, lo hanno curato nel migliore dei modi e ogni giorno ci hanno informato sul decorso della malattia che ha avuto alti e bassi. Sono stati molto gentili, gli hanno anche fatto ascoltare la voce della sua compagna Simona, qualche settimana fa. Per questo voglio ringraziare tutto il personale sanitario degli ospedali di Lucca, Cisanello e Careggi e i volontari del soccorso».

«Proprio ora che aveva ritrovato un po’ di serenità dopo la scomparsa di mia mamma», dice la figlia. Un destino crudele per una famiglia che aveva già pianto Catia, la moglie di Petroni e madre di Elisa Giulia, stroncata da una malattia nel 2015 e a cui Giovanni è stato sempre al fianco, in quei giorni dolorosi. E, adesso, ad aver perso la vita è lui, Giovanni Petroni. La notizia della sua scomparsa è stata accolta con sconcerto nella Piana e, in particolare, nei paesi dove era conosciuto e amato. Tra le altre cose, il gruppo “Noi di Piaggiori” aveva lanciato, con il coinvolgimento dei partecipanti alla cena, una raccolta fondi per l’ospedale San Luca.

I funerali, in forma riservata, si terranno oggi, alle 15, a Gragnano, dove sarà tumulato nel cimitero del paese. –

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