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Lucca

Gli amici piangono il loro “Cico”: «Una persona perbene e onesta»

Martina Trivigno
Gli amici piangono il loro “Cico”: «Una persona perbene e onesta»

Vittorio Andreoni, ds del Lammari, ha condiviso con lui un legame profondo: «Era sano come un pesce, un atleta» 

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Martina Trivigno / capannori

Di mezzo ci sono i ricordi – indelebili – di un’amicizia durata quarant’anni. È difficile parlare di Giovanni Petroni, ora che non c’è più. Vittorio Andreoni, direttore sportivo del Lammari calcio, non si dà pace e si commuove mentre ripercorre i ricordi di quell’amicizia cominciata quando i due non avevano neppure vent’anni.

Petroni, per lui, era “soltanto” Cico, quel ragazzo cresciuto nel cuore di Piaggiori Basso, in località le Buriane, che, una volta diventato grande, si era trasferito con la famiglia a Gragnano, dove aveva vissuto per tanti anni. Ed è stata proprio la passione per il calcio il principio – e poi il collante – di un legame profondo, sincero, durato quarant’anni: tutti e due tifosi dell’Inter, tutti e due legati al Lammari calcio (Petroni aveva anche militato nella squadra di calcio amatoriale di Segromigno in Monte e in altre formazioni locali). «Cico è stato prima calciatore del Lammari – racconta, emozionato, Andreoni – poi dirigente e, soprattutto, grande amico. In tutto questo tempo, siamo sempre rimasti legati, nonostante le difficoltà. Quando attraversava momenti difficili, lo invitavo al campo. Lo vedevo arrivare, mi salutava da lontano, poi ci abbracciavamo. Ci vedevamo tutti i sabati sera perché la nostra era un’amicizia che andava al di là del calcio».

«Non ci diamo pace soprattutto perché lui era un atleta – prosegue Andreoni – Era sano come un pesce, faceva attività fisica e non fumava. Eppure, nonostante questo, il virus l’ha ucciso, non gli ha dato scampo».

La notizia della scomparsa di Giovanni Petroni ha cominciato a diffondersi presto, ieri mattina. E con lei, la tristezza. «Cico era una persona eccezionale – ricorda Mauro Celli, anche lui tra i partecipanti alla cena di Segromigno del 21 febbraio scorso – e siamo tutti molto scossi. Noi, il coronavirus, l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle e questo fa male. Ma, ancora di più, adesso ferisce che, in quel gruppo, c’è un amico che ha perso la vita. Noi ce l’abbiamo fatta, ma Cico, purtroppo, no. E questo ci addolora moltissimo».

Giuseppe Di Riccio, invece, a quella tristemente nota cena non c’era, ma i conti con il Covid-19 li ha dovuti fare lo stesso. «Negli ultimi anni, con Cico, ci eravamo un po’ persi di vista – racconta – Lo incontrai circa tre mesi fa, in pasticceria. Ci mettemmo a chiacchierare, a scherzare anche. D’altronde Cico era così: una persona gentile ed educata a cui tutti quanti, a Segromigno e non solo, volevano bene. Un uomo riservato, tranquillo, salutava sempre lui, per prima. È una grande perdita per la nostra comunità».

Petroni, come detto, per anni (prima di trasferirsi con la compagna Simona a Lunata) ha vissuto a Gragnano, dove ha conosciuto anche Gaetano Spadaro, proprietario della tenuta e consigliere comunale di Capannori. «Un grande lavoratore, imprenditore bravo e apprezzato – sottolinea Spadaro – ho un ricordo affettuoso di lui e della famiglia a cui mando un forte abbraccio».

E tra i più affranti per la morte di Giovanni Petroni, ora, ci sono proprio i partecipanti alla cena del 21 febbraio scorso: una cinquantina di persone che, ogni anno, si ritrovano in un evento conviviale.

«Cico era una persona buona e onesta – spiega Umberto Ciardella, in rappresentanza di tutto il gruppo – La sua morte è stato un duro colpo per tutti noi. Ci stringiamo al dolore della figlia e di tutti i suoi cari. Non possiamo fare molto, purtroppo. Ma il suo ricordo continueremo a portarlo con noi. La sua cordialità, gentilezza ed educazione non le scorderemo mai. Cico non ha mai discusso con nessuno, era un uomo perbene, quasi d’altri tempi. Ma una promessa gliela dobbiamo. Non appena sarà passata l’emergenza coronavirus lo ricorderemo come merita di essere ricordato. Tutti insieme con quel senso di rispetto e unione che lui ci ha sempre trasmesso. Ciao Cico, non ti dimenticheremo». –

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