Il Tirreno

Lucca

«Lavoriamo per poter sopravvivere»

Rossella Lucchesi
«Lavoriamo per poter sopravvivere»

Il momento difficile dell’edicola Pacini a Guamo: «Resistiamo con gli operai delle poche aziende rimaste aperte»

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«Se non siamo alla disperazione, poco ci manca. Così non è possibile andare avanti, perché il lavoro è più che dimezzato e presto dovremo fare i conti con le spese e i costi di gestione che, di questo passo, sarà sempre più difficile fronteggiare. Nessuno, fino a qualche settimana fa, avrebbe immaginato che, alla vigilia della primavera, improvvisamente il mondo sarebbe sprofondato in una situazione tanto drammatica, portandosi via migliaia di persone che non hanno neppure potuto avere un degno funerale. L’economia è in ginocchio e la ripresa sarà molto dura. Le conseguenze di questa pandemia saranno pesantissime, soprattutto per quanto riguarda il tessuto sociale ed economico di un Paese come l’Italia che vive prevalentemente di turismo, artigianato e sul lavoro delle piccole e medie imprese, molte delle quali sono purtroppo destinate a scomparire, schiacciate dal peso di una crisi che non lascia scampo».

È sconcertato il signor Umberto Pacini, titolare del bar-edicola di Coselli, in via Sottomonte che gestisce dal 1992 insieme alla moglie Catia Tomei. Pur riconoscendo di essere tra i cosiddetti “baciati dalla fortuna” per la possibilità di poter lavorare in un periodo in cui la maggioranza delle attività sono state forzatamente chiuse, ammette un netto calo degli affari. «Siamo in una zona industriale, distante dal centro abitato, ci spiega, e considerando che la maggioranza delle aziende e degli uffici dei dintorni è chiusa da oltre un mese, mi dica come e quanto potremo ancora resistere. Lavoravamo parecchio anche con i dipendenti e i clienti delle tante concessionarie della zona, anch’esse chiuse dall’inizio dell’ordinanza per le misure di contenimento dell’emergenza di Coronavirus. Sopravviviamo grazie agli operai delle poche imprese del posto ancora in piedi, i quali passano a prendere il giornale, a comprare le sigarette o pagare qualche bollettino. Ma non a fare colazione e consumare lo spuntino nella pausa pranzo. Quello, se vogliono mangiare, devono portarselo da casa, perché il bar e la cucina sono chiusi e i tre dipendenti in cassa integrazione, fino a quando non si sa”. L’unica soluzione possibile per tornare alla normalità, sotto il profilo umano che produttivo, per Umberto Pacini è l’agognato vaccino, capace di sconfiggere definitivamente questo terribile virus che ha stravolto la nostra vita. «Andiamo avanti alla cieca, conclude Pacini, in attesa di un segnale positivo che ci faccia uscire da questo incubo che è durato già troppo e ha già fatto troppi danni». —

Rossella Lucchesi

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