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Lucca

«Leggiamo i giornali per tenerci informati»

Rossella Lucchesi
«Leggiamo i giornali per tenerci informati»

Luca Dalle Piagge, del bar La Ciocca di Nozzano Castello se la prende con chi esce senza motivo: «Sono incoscienti»

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Rossella Lucchesi / LUCCA

«Leggo sempre i giornali e mi tengo costantemente informato sull’andamento di questa terribile pandemia, ascoltando i notiziari in televisione e su internet, ma le informazioni che ci arrivano ogni giorno, a ogni ora, non sono proprio confortanti. Anche se qualcosa sembra muoversi in una direzione di prudente positività, credo che il percorso sia ancora lungo e tortuoso e disseminato di vittime. Personalmente sono convinto che, finché non si troverà il vaccino, sarà dura tornare alla normalità, dato che si tratta di un virus molto aggressivo e subdolo che non si manifesta visivamente e ci lascia spiazzati e impotenti. Dobbiamo essere riconoscenti ai medici e agli infermieri che senza tregua si dedicano anima e corpo alle migliaia di pazienti che hanno contratto la malattia. Sono loro, insieme alle forze dell’ordine e a tanti volontari, i nostri eroi che ogni giorno rischiano la propria vita per salvare la nostra. Dovremmo essere noi, con il nostro comportamento, ad aiutarli e invece non è così. Ancora troppi coloro che, per sfidare non so cosa, ignorano le avvertenze e se ne vanno in giro come nulla fosse, convinti di essere immuni. Sono solo incoscienti che mettono a rischio, non solo la propria vita, ma anche quella degli altri e per questo meriterebbero maggiori punizioni».

È l’amaro sfogo di Luca Dalle Piagge del bar “La Ciocca” di Nozzano Castello che gestisce dal 2003 insieme ai fratelli Stefano e Gaetano Luciano. «C’è troppa gente in giro che potrebbe essere positiva al test - commenta - soprattutto nei supermercati dove, nei giorni precedenti la Pasqua, c’erano file interminabili e persone che uscivano con carrelli stracarichi che potevano anche destare sospetti sul numero dei commensali. Di questo passo non se ne esce e la cosiddetta fase due difficilmente riuscirà a partire». Da quando l’attività è stata dimezzata in seguito alle restrizioni ministeriali, le due commesse del bar sono state collocate in cassa integrazione e, a mandare avanti la baracca, sono rimasti i titolari che lavorano a turno. «Più che sufficiente - commenta Luca - perché c’è ben poco da fare, visto che il nostro non è un locale di passaggio e lavoriamo prevalentemente con la gente del posto. E con la chiusura della merceria e del parrucchiere, sono rimasti aperti solo il forno e la farmacia. Qualche giornale riusciamo a venderlo ai residenti nei dintorni che non hanno chiesto la consegna a domicilio, perché preferiscono fare due passi per venire a prendere le sigarette o a pagare un bollettino. Altri mandano un familiare». —

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