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Lucca

San Vito piange il suo Mario «Un punto di riferimento»

Martina Trivigno
San Vito piange il suo Mario «Un punto di riferimento»

Bindani, 67 anni, era uno storico collaboratore del Bowling di via Corsica E intanto calano i contagi: in tutta la Lucchesia un solo caso a Pescaglia

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Martina Trivigno / lucca

Da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus, in effetti, non era mai successo. Finalmente, però, il bollettino giornaliero dell’Asl Toscana nord ovest (quello di ieri) riporta un solo caso di contagio da Covid-19 – a Pescaglia – tra Lucca, Piana e Valle. Ma a fare da contraltare a questa notizia positiva (che non significa, però, abbassare la guardia) c’è la morte di una persona conosciuta e stimata, a Lucca.

Si tratta di Mario Bindani, 67 anni, che, da sempre, ha lavorato al Bowling di San Vito e lascia due figli.

È stato ucciso dal coronavirus, Bindani, e la sua morte, ora, ha gettato nello sconforto l’intera frazione. Perché lui, l’amico di tutti, aveva abituato gli abitanti di San Vito alla sua presenza discreta, mai invadente. Una persona gentile e sempre disponibile che aveva saputo farsi volere bene da tutti. E che ora mancherà. Mario Bindani si era ammalato nei primi giorni del mese di marzo. Era stato proprio il titolare del Bowling di San Vito, Pierfrancesco Franchini, a far sapere ai clienti che lì, nel suo locale, si era verificato un contagio da coronavirus. E che si trattava di un suo collaboratore, Mario Bindani, appunto. «Non me la sono sentita di tacere un fatto così di rilievo, anche se, forse, sarebbe stato più semplice – aveva spiegato al “Tirreno” il titolare del Bowling di Lucca, alcuni giorni dopo l’esito del tampone di Bindani – ma l’onestà, per me, viene prima di tutto così come il senso di responsabilità nei confronti delle altre persone».

Mario Bindani se n’è andato il giorno di Pasqua, all’ospedale San Luca, dove era ricoverato da circa un mese, dopo aver lottato con tenacia contro il Covid-19 che alla fine, però, non gli ha dato scampo. «Non riusciamo a darci pace, qui, a San Vito – racconta, commossa, Daniela Incerpi, 42 anni, fin da ragazzina frequentatrice del Bowling di Lucca – La nostra generazione è cresciuta in quel locale e poi, dopo di noi, anche quella di mia figlia che adesso ha 16 anni. Il Bowling era per noi un luogo d’incontro, oltre che di divertimento. Un posto dove trascorrevamo i nostri sabati sera. I nostri genitori erano tranquilli perché sapevano che lì eravamo tenuti sotto controllo e, di conseguenza, al sicuro. Mario era al Bowlig quasi tutte le sere. Lo ricordiamo quando scoppiava una piccola discussione tra ragazzi: lui si avvicinava e, con la sua calma, riportava l’ordine nel gruppo. Così tutti gli volevano bene e lo rispettavano. Come uno zio o un fratello maggiore».

«Mario era una persona perbene – prosegue Incerpi – Quando abbiamo saputo che non c’era più, con gli altri abitanti di San Vito, siamo scoppiati a piangere. Con lui se ne va un pezzo importante della nostra gioventù. Non riusciamo a darci pace: era un uomo in salute, non ha mai avuto problemi. E ora è morto. Questo deve farci riflettere su quanto il coronavirus sia aggressivo e di come non debba essere sottovalutato. Mai».

«Ci dispiace soltanto – conclude Incerpi – non potergli dare neppure un ultimo saluto al nostro caro Mario. Avremmo voluto stargli vicino, almeno un’ultima volta. Questo virus toglie la dignità alle persone. Ma non a lui, non a Mario. Continueremo a portare il suo ricordo con noi. Quel ricordo bellissimo e prezioso degli anni spensierati della nostra adolescenza». –

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