Il Tirreno

Lucca

L’arcivescovo: «Pasqua come “passaggio”: sarà utile per ridiscutere i nostri stili di vita»

paolo giulietti*
L’arcivescovo: «Pasqua come “passaggio”: sarà utile per ridiscutere i nostri stili di vita»

Monsignor Giulietti invita la comunità a guardare avanti, a sperare con convinzione in un domani migliore

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l’intervento

paolo giulietti*

Una Pasqua così chi se la sarebbe immaginata? Chiusi in casa, senza Messa, preoccupati… Tentati anche noi, come i due discepoli in ritirata verso Emmaus (Lc 24, 13-35), di coniugare al passato un verbo che dovrebbe tendere al futuro: «Speravamo…». Un viandante si fa loro accanto e li scuote: «Stupidi! Non era necessario che il Messia attraversasse la sofferenza per entrare nella gloria?». Fa loro capire come ciò che sembrava la fine di tutto potrebbe essere l’inizio di qualcosa di inedito.

Il misterioso compagno di strada, è lui, Gesù, risorto e vivente di vita immortale; la sua passione è stata una Pasqua: “passaggio” (ebraico pesach) doloroso e umiliante, ma pervenuto a una realtà migliore della precedente.

Ogni Pasqua ci ripropone di aderire a questa prospettiva: l’impegno per il bene, fatiche e sofferenze del presente non sono vita sprecata, ma “passaggio” che schiude l’esistenza a orizzonti nuovi, di vita piena. Ciò che è accaduto a Gesù è destinato a ripetersi per ogni discepolo... Si dice e si scrive: “Niente sarà come prima”. E vivaddio! Eravamo contenti di come andavano le cose? Non avevamo la percezione del bisogno di cambiare? I sintomi di un malessere globale, del resto, c’erano (e ci sono) tutti: dissesti ambientali, disuguaglianza, disinformazione, senso di precarietà, migrazioni su larga scala, conflitti diffusi, vilipendio e manipolazione della vita… Anche nelle nostre comunità cristiane si poteva percepire un senso di stanchezza, di resa, di abitudini trascinate, di sguardo all’indietro…

Quante celebrazioni assistite, più che partecipate: pochi rispondono, pochissimi cantano. Quanta esitazione dinanzi all’esigenza di ripensarsi, per essere significativi con ragazzi e giovani. Quanta attenzione per il passato a discapito del futuro: «Si è fatto sempre così!». Quanta fatica, a concretizzare la conversione pastorale cui ci richiama con insistenza profetica Papa Francesco. Ma sapremo cogliere le opportunità nuove e rischiose di una Pasqua stra-ordinaria (fuori dall’ordinario)? Accetteremo di rileggere da credenti questi giorni, per intuire modalità nuove di agire come Chiesa, più centrati sull’essenziale e più aperti al nuovo dello Spirito? Metteremo a frutto le esperienze vissute in queste settimane di digiuno eucaristico: il ruolo della Chiesa domestica, le potenzialità dei media, il protagonismo dei giovani, la cultura del dono e l’attenzione agli ultimi? Accoglieremo l’invito a ridiscutere il nostro modo di produrre, consumare, relazionarci? Il Papa terrà a novembre l’incontro di Assisi per giovani imprenditori ed esperti su L’economia di Francesco: tentativo di elaborare una visione diversa di gestire le risorse della terra e i rapporti sociali, orientato al bene di tutti. Anche nelle nostre case qualcosa di nuovo e migliore può germogliare, se ci lasciamo interrogare dal passaggio che ci è stato offerto. Auguriamoci tutto ciò e sarà ancora risurrezione. Buona Pasqua!

* Arcivescovo di Lucca



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