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Tambellini scrive a Giuseppe Conte «Rilancio: puntare sui lavori pubblici»

Tambellini scrive a Giuseppe Conte «Rilancio: puntare sui lavori pubblici»

Ma per il sindaco serve una semplificazione della burocrazia  «Abbiamo le risorse e rischiamo di non poterle usare»

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Lavori pubblici e burocrazia semplificata: la ricetta per la ripartenza dell’Italia passa anche da qui. Lo sostiene il sindaco Alessandro Tambellini, in una lunga lettera inviata al presidente del consiglio Giuseppe Conte, al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli e al ministro dello Sviluppo EconomicoStefano Patuanelli.

«Al di là delle norme emergenziali previste nell’ambito dei lavori pubblici fino al 31 luglio a causa della disastrosa epidemia in corso – sostiene Tambellini – ritengo che la ripresa economica del Paese passi da una coraggiosa semplificazione dell’intero nostro sistema burocratico e amministrativo, e nello specifico, da un’audace semplificazione normativa di tutto ciò che riguarda i lavori e i contratti pubblici. Al di là della fase emergenziale, infatti, senza una riformulazione molto semplificata del sistema normativo dei lavori pubblici non ci sarà ripresa. E sappiamo quanto l’insieme dei lavori pubblici contribuisca alla formazione del prodotto interno lordo e quindi alla creazione di lavoro reale, vero, diffuso, oltre che all’infrastrutturazione e alla messa in sicurezza del territorio di cui abbiamo estremo bisogno».

Un appello che ricorda quello lanciato pochi giorni fa sul Tirreno dal presidente di Ance Toscana Nord Stefano Varia. «Compito dell’azione politica è reperire le risorse e garantire il personale per il loro utilizzo – continua il sindaco – ma dall’assegnazione delle dotazioni non può trascorrere un tempo indefinito per l’inizio dei lavori. Dopo un duro lavoro di stabilizzazione della tenuta finanziaria del mio Comune, oggi siamo nella condizione di assegnare al piano triennale dei lavori pubblici risorse di una certa importanza, che, tuttavia, per la complessità degli adempimenti richiesti dal quadro normativo rischiano di non poter essere impegnate. Il Codice dei Contratti Pubblici ha aggiunto tali e tanti limiti e complicazioni procedurali da rendere estremamente lunghi i tempi di qualsiasi intervento; né il cosiddetto “Sblocca Cantieri” apporta modifiche tali da rassicurare per il futuro».

Tambellini cita poi il caso dell’ex manifattura, con due fallimenti delle imprese nonostante le “attestazioni Soa”: «E che dire dei pareri tecnici a carico degli enti di controllo che, in molti casi, è possibile attendere per mesi. Il nostro sistema, così sovraccarico dal punto di vista normativo e procedimentale, lascia ben comprendere le ragioni per cui l’Italia non riesca a usare pienamente i fondi europei».

Il sindaco avanza quindi al governo tre proposte: «La prima. Sulla base dell’attuale sistema, qualsiasi impresa può di fatto partecipare e vincere una gara per l’assegnazione dei lavori pubblici. Il più delle volte il contenzioso tra la stazione appaltante e la ditta appaltatrice è immediato, con sollevazioni di “riserve” e altre contestazioni. Gli enti hanno bisogno di appaltare a imprese che garantiscano risultati certi su basi progettuali ben definite. È ragionevole pertanto che siano privilegiati gli appalti con le imprese del territorio la cui affidabilità è comprovata, imprese che, oltretutto, hanno tutto l’interesse a mantenere il rapporto di fiducia attraverso la qualità del lavoro svolto nei tempi assegnati. La seconda proposta: stante la situazione emergenziale in atto e la doverosa velocità di intervento dell’ammistrazione, è ragionevole alzare a 100mila euro la soglia minima dell’affidamento diretto, per garantire la semplificazione e l’efficacia dell’azione amministrativa. La terza proposta: ritengo che lavori per importi fino a un milione di euro possano essere rivolti a gara alle imprese che operano nell’ambito del territorio provinciale. Questo garantirebbe, tra l’altro, una ripresa di attività dei territori di cui ci sarà ben presto estremo bisogno».

«Per quanto riguarda possibili meccanismi corruttivi, così tanto temuti, e giustamente, nel nostro Paese – chiude Tambellini – ritengo che quando la corruzione sia accertata si debba intervenire con il massimo dell’inflessibilità e della durezza. Senza la moralizzazione della nostra vita pubblica non avremo credibilità a nessun livello». —

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