Il Tirreno

Lucca

Persone in chiesa, polemica a Bagni

Emanuela Ambrogi

Rispondono parroco e vescovo: «Presenze autorizzate dalle disposizioni di legge per le celebrazioni religiose» 

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bagni di lucca

Qualche persona vista entrare ed uscire dalla chiesa di San Pietro in Corsena alla Villa ha subito sollevato commenti allarmati e proteste. Ma, come spiegano il parroco don Raffaello Giusti e l’arcivescovo monsignor Paolo Giulietti, la presenza di un ristretto numero di fedeli, cinque, più il sacerdote (e diventano tre nel caso sia consentita la concelebrazione come accade per i riti pasquali, e come è accaduto per il rito del Giovedì Santo) è permessa dalle disposizioni governative recepite dalla Congregazione dei vescovi. E la presenza delle persone ammesse in questi riti pasquali vale per tutto il territorio italiano ed anche per tutte le altre confessioni religiose. Il loro nome è vagliato dal vescovo che poi lo invia al prefetto, per i controllo e i monitoraggi sanitari.

Le polemiche sono seguite alla messa del Giovedì Santo. «Comprendo bene lo stato d’animo e l’angoscia di tanta gente in questo momento così difficile e delicato – dice don Giusti – ma mi attengo alle disposizioni date dai vescovi italiani, che vengono osservate anche in alcuni altri Stati europei come ho verificato. Le chiese sono aperte ogni giorno dell’anno e anche in questo tempo di quarantena. Anche nella settimana Santa la chiesa è aperta per svolgere, e io li svolgo, i riti pasquali, come è previsto. Sono però ammesse solo cinque persone più il sacerdote. Le cinque persone non sono “favoriti”, non vengono scelte a caso, ma secondo i canoni della liturgia, della carità e della catechesi. I loro nomi sono stati da me comunicati all’arcivescovo entro il primo aprile, come da disposizioni, e lui li ha poi comunicati al prefetto. Occorrono una persona per il canto e una per la lettura. Le persone necessarie per svolgere i vari servizi liturgici come il canto, la proclamazione della Parola di Dio e così via. Erano inoltre presenti altri due sacerdoti trattandosi del Giovedì Santo ed essendo ammessa la concelebrazione. C’erano don Franco Vitali di San Cassiano di Controne e don Giuliano Ciapi di Fornoli» .

Però gli “scrupolosi osservatori” hanno notato anche altre due persone alla messa della Domenica delle Palme. quindi sette in tutto: «Sono entrati – spiega don Giusti – sono entrati una signora di 90 anni assidua collaboratrice della parrocchia e un signore claudicante, arrivato all’ultimo minuto. È arrivato a messa iniziata, la porta era rimasta inavvertitamente aperta, ma la chiesa di Corsena è grande, e consente consistenti distanze».

Anche per le altre attività il sacerdote si attiene alle norme: «A malincuore devo dire di no alle persone, molte delle quali anziane, che mi chiedono di poter fare la comunione a casa. Spiego loro quanto sia delicata la situazione che stiamo vivendo, non posso proprio andare a visitarli in questo momento, ma li contatto telefonicamente».

Dall’arcivescovato anche monsignor Giulietti chiarisce che la questione è disciplinata da disposizioni governative recepite dalla Chiesa: «Nell’interlocuzione della Segreteria Generale con la Presidenza del Consiglio si è rappresentata la necessità che, per garantire un minimo di dignità alla celebrazione, accanto al celebrante sia assicurata la partecipazione di un diacono, di chi serve all’altare, oltre che di un lettore, un cantore, un organista ed, eventualmente, due operatori per la trasmissione. Su questa linea l’autorità governativa ha ribadito l’obbligatorietà che siano rispettate le misure sanitarie, a partire dalla distanza fisica». —

Emanuela Ambrogi

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