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Sequestrate dalla Finanza trentanovemila mascherine
A un tomaificio della Piana che le aveva prodotte senza rispettare le norme La Camera di Commercio applicherà una sanzione restituendo la merce
Luca Tronchetti / LUCCA
Un sequestro di trentanovemila mascherine facciali di protezione per uso sanitario legato all’emergenza Covid 19 è stato eseguito nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza nell’ambito dei controlli sulle imprese rimaste operative in seguito alla pandemia. Il maxi sequestro è avvenuto in un tomaificio del Capannorese a seguito di controlli mirati per verificare il regolare possesso dei requisiti previsti dal recente decreto governativo e scovare quelle imprese che hanno variato la loro attività soltanto allo scopo di continuare la produzione a discapito della salute.
IL BLITZ
I militari della Compagnia delle fiamme gialle - nell’ambito di uno dei servizi predisposti di concerto anche con la Prefettura - hanno effettuato un controllo ad un noto tomaificio del Capannorese che di recente aveva indicato, quale attività secondaria esercitata nella sede legale, la fabbricazione di altri articoli tessili tecnici ed industriali. In particolare l’azienda, in regola con tutte le disposizioni amministrative legate alla produzione, aveva chiesto e ottenuto di produrre mascherine facciali in tessuto del tipo chirurgico e utilizzabile dalla popolazione. Il controllo dei finanzieri ha permesso di rilevare che le mascherine non erano conformi alle disposizioni normative di cui all’articolo 6 del decreto legislativo numero 206/2005 (il cosiddetto “Codice del Consumo”).
L’ACCERTAMENTO
Stando alla Guardia di Finanza dall’esame della documentazione in possesso del tomaificio le mascherine erano destinate a farmacie della Piana. Ma nella produzione l’azienda non avrebbe tenuto conto dell’osservanza delle norme legate all’etichettatura, alla composizione del materiale usato per il genere realizzato, alla destinazione finale. Norme previste proprio nel cosiddetto Codice del Consumo con i responsabili dell’attività che possono essere chiamati a rispondere di violazioni nella produzione e commercializzazione di articoli tessili (dalle materie prime sino al prodotto finito). Per questo motivo i finanzieri hanno sequestrato tutte le mascherine prodotte sino a quel momento: 39mila.
IL DISSEQUESTRO
I legali del tomaificio, nell’immediatezza del provvedimento di sequestro, hanno provveduto subito a presentare un’istanza di opposizione all’intervento dei finanzieri. Istanza che sarà vagliata, come prevede la legge, dalla Camera di Commercio a cui è pervenuto il verbale di sequestro dagli operatori di polizia. Contestualmente, nella richiesta degli avvocati del legale rappresentante dell’azienda della Piana, è stata assunto l’impegno di sanare la merce come prevedono le disposizioni in materia. La Camera di Commercio al 99%, in virtù anche delle esigenze legate alla pandemia e alle richieste pressanti di mascherine sanitarie, opterà per la restituzione del prodotto finito al tomaificio per la messa in vendita applicando però una sanzione amministrativa che va da 516 a 25mila euro.
SALVIETTE SANIFICATE
Si va invece verso la confisca delle 32 confezioni da 20 di salviettine umidificate e di altre 408 confezioni da 20 salviettine non conformi oltre a 206 mascherine non a norma sequestrate la scorsa settimana dalla fiamme gialle a un rivenditore della Piana di prodotti per la casa. Erano vendute ai clienti come si trattasse di prodotti con carica microbiotica tale da ottenere livelli di assoluta sicurezza capaci, per dirla in soldoni, di uccidere il batterio. In realtà, per l’accusa, non lo erano affatto. —
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