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Sanitari ammalati? Nessuno ne risponderà
Ordine di Lucca all’attacco degli emendamenti che prevedono l’immunità per i dirigenti in caso di danni agli operatori
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Obbligati a intervenire anche se contagiati, visto che in molti casi i tamponi non sono stati fatti (e solo in caso di sintomi, ossia a buoi fuggiti dalla stalla, possono fermarsi); obbligati a mettere a repentaglio la propria salute (ma anche quella dei familiari e quella dei propri assistiti); obbligati – nel caso dei medici di famiglia – a essere reperibili anche nei festivi. Non bastasse tutto questo adesso, nel malaugurato caso di contagio, rischiano anche di non poter avere giustizia. Insomma, più che “eroi”, come li chiamano tutti, gli operatori della sanità, assomigliano ad agnelli sacrificali.
A riprova di questo alcuni emendamenti al Decreto Cura Italia, ribattezzati come un “colpo di spugna” sulle responsabilità delle dirigenze sanitarie dall’Ordine dei Medici di Torino, che per primo ha evidenziato l’assurdità (per non dire “l’immoralità”) di quanto emerso durante dibattito per la conversione del decreto. Una posizione, quella dell’ordine di Torino, pienamente condivisa anche dall’Ordine dei Medici di Lucca, che da settimane denuncia le condizioni in cui sono costretti a operare i sanitari durante l’emergenza coronavirus. «Gli emendamenti devono essere ritirati»: così si è espresso anche l’Ordine di Lucca.
La presa di posizione riguarda proprio la discussione al Senato sulla conversione del decreto legge Cura Italia (il dl 18 del 17 marzo), durante la quale sono stati presentati alcuni emendamenti che prevedono una sostanziale immunità per le strutture sanitarie e per i soggetti preposti alla gestione della crisi sanitaria, in relazione agli eventi avversi accaduti durante la pandemia e in particolare «in caso di danni agli operatori».
Gli emendamenti sostengono tutti lo stesso concetto: le condotte dei datori di lavoro non determinano responsabilità penale, civile ed erariale. «Dunque – sottolinea l’Ordine dei Medici di Lucca – nessuna colpa se i Dpi (i dispositivi di protezione quali maschere, tute e così via ndr) non sono arrivati, se i tamponi non sono stati fatti, se respiratori e caschi non sono sufficienti, se la gravità dell’epidemia è stata sottostimata, se l’organizzazione è stata incapace, incerta, lenta e lacunosa. A oggi sono 87 i medici morti in Italia. Dei medici positivi al Covid-19 si è perso il conto, ma si stima che sia stato contagiato il 15% degli operatori. Nessuno potrà indagare. Noi medici siamo definiti eroi, che devono lavorare con abnegazione e spirito di servizio, e tanto basta. Non si potrà mai verificare se i sanitari sono stati messi nella condizione di curare i malati Covid 19 con tutti gli strumenti possibili. E se sono stati tutelati o mandati ad ammalarsi nell’esercizio delle loro funzioni. Questi emendamenti sono crudeli, sprezzanti e offensivi per una categoria che sta combattendo e lavorando a mani nude.
«L’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Lucca, che condivide interamente e sottoscrive l’appello pubblico dell’Ordine di Torino e di altri Ordini italiani, chiede ai responsabili politici autori di tale deprecabile comportamento di ritirare immediatamente gli emendamenti», sottolinea infine il presidente Umberto Quiriconi.
E mentre il conto dei medici uccisi dal virus si avvicina a quota cento forse chi ha proposto quegli emendamenti eviti di usare il termine “eroi”, almeno l’ipocrisia ci venga risparmiata. —
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