Meteo
Il bar Fabbri resiste nonostante la crisi
Franca e Sonia, titolari del locale del Capannorese: «È un momento difficile ma guardiamo con speranza al futuro»
capannori
«Mi piange il cuore vedere quei quindici tavoli nuovi di zecca, ammassati in un angolo del locale insieme a cinquanta sedie. Li avevamo ordinati poco tempo fa e ci erano stati consegnati sabato scorso. Era il nostro investimento per la stagione estiva che, quest’anno, salterà a causa del coronavirus che ha travolto l’umanità, rendendola fragile e impotente. Ma ciò che più mi fa male è che sono stata costretta a mettere in cassa integrazione dieci dipendenti che da anni lavoravano al bar-ristoro. Uno staff affiatato e super efficiente che ci fa sentire come una grande famiglia allargata che improvvisamente è stata separata con la forza e non sa quando potrà ricongiungersi». È avvilita Franca Fabbri, titolare, con la sorella Sonia, dell’attività di famiglia aperta nel 1982 e, dal’97, trasferita nella zona industriale di Carraia, in via Tazio Nuvolari. Ma, al tempo stesso, piena di speranza per un futuro che – dice – sarà «senz’altro roseo e ci farà dimenticare questo momento di paura e angoscia».
«Sarà dura ricominciare – proseguono le titolari – ma poi tutto tornerà meglio di prima e ci getteremo alle spalle questa triste esperienza».
Il locale delle sorelle Fabbri è uno dei più conosciuti della zona del capannorese, luogo d’incontro di molta gente del posto, soprattutto di centinaia di operai e imprenditori delle piccole e medie aziende dei dintorni che quotidianamente vi sostano per fare colazione e consumare un pranzo veloce. Spesso commentando le notizie riportate dai quotidiani. «La loro vendita – commenta Franca – in questo momento è molto scarsa, perché adesso molte fabbriche sono chiuse e tanti clienti abituali preferiscono restare a casa per evitare il rischio di contagio, scegliendo di aggiornarsi con i notiziari televisivi e non ci chiedono neppure di consegnare i giornali a domicilio. Cosa che ci dispiace».
«In questo momento – concludono le titolari – siamo soltanto Sonia ed io a mandare avanti la baracca e la nostra presenza è necessaria per la vendita dei tabacchi, ricariche telefoniche e il pagamento di bollettini ai clienti che continuano a venire, anche per scambiare una parola di conforto e agli operai rimasti a lavorare nelle poche aziende ancora aperte. Ma non molliamo, perché per noi, questo, più che un lavoro è una missione che portiamo avanti col cuore e con quell’entusiasmo che oggi più che mai, ci sprona ad andare avanti». –
Rossella Lucchesi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
