Il presidio
Con la macchina da cucire per sconfiggere il contagio
Chiara, Catia, Daniela e Paola dedicano il loro tempo per produrre mascherine da distribuire gratuitamente ad Altopascio attraverso le associazioni locali
ALTOPASCIO
In piena emergenza la solidarietà è un antidoto al coronavirus. Quattro donne di Altopascio si sono messe a cucire, da sole, decine di mascherine per chi ancora non ha una protezione dal contagio. Chiara, Catia, Daniela e Paola sono i loro nomi. Cuciono da casa, quasi senza sosta, per realizzare mascherine di tessuto non tessuto rifinite con una fettuccia di cotone da piegare dietro la testa e tutte sanificate, lavorate nel rispetto delle misure precauzionali usando guanti sterilizzati.
Chiara Licheri ha studiato costume teatrale all’università: «Ho praticato poco il mestiere per mancanza di opportunità in zona e così mi sono dedicata all’insegnamento di un’altra mia passione, quella di istruttrice di minibasket. Nei giorni scorsi sono stata contattata da un’amica che mi ha chiesto la disponibilità per fare delle mascherine e il giorno dopo ero già all’opera. Ho creato una sorta di laboratorio in salotto e una piccola catena di montaggio. Quando mia mamma smonta dal lavoro mi aiuta per rifinire i dettagli, ma la maggior parte del tempo sono da sola. Alla fine realizziamo un centinaio di pezzi al giorno».
Oltre a tempo e passione servono manualità e precisione: «Piego a metà il tessuto non tessuto e inserisco un sostegno in fil di ferro nella parte superiore. Cucio due pezzi di fettuccia sui lati a cui appunto le pieghe per garantire l’aderenza al viso e il pezzo è pronto». Le mascherine sono consegnate ai volontari di Altopascio che le portano a casa. Alcune sono state date anche ai commercianti e al mondo del terzo settore. All’iniziativa ha contribuito la Giannino Distribuzione Spa che ha regalato 1000 metri di fettuccia, il nastro di tessuto resistente indispensabile da cucire insieme alle mascherine. «Sono sempre in mezzo ai ragazzini – racconta Chiara – e mi sentivo smarrita i primi giorni a casa. Questa cosa mi ha dato l’opportunità di occupare la mente. Forse ne prenderò coscienza più avanti. Al momento so che sto facendo qualcosa di utile per i miei concittadini».
Catia Puccioni è disoccupata e sarta per passione col pallino per l’arte del cucito: «Mi sono detta che dovevo fare qualcosa per aiutare gli altri». Daniela Del Tredici vive ad Altopascio da quasi vent’anni e si diverte a cucire: «Adesso mi piace farlo per una missione, quella di proteggere gli altri. Ho iniziato a cucire le mascherine ma non sapevo come distribuirle e sono stata contattata dal sindaco D’Ambrosio che mi ha proposto di realizzarle con materiale fornito da aziende del territorio. Abbiamo iniziato io e Catia e dopo pochi giorni si sono aggiunte anche Chiara e Paola. Per fortuna ancora lavoro, ho poche ore libere e le dedico tutte a questo progetto. Penso che in questo periodo così drammatico riuscire anche soltanto a impedire che una sola persona possa essere contagiata da questo maledetto virus sia importante e se nel mio piccolo riesco a farlo mi sento di aver fatto qualcosa di utile. Paola, infine, non vuole comparire, e preferisce essere chiamata solo col nome: «Mi sono offerte sapendo che c’era bisogno. Nel tagliare e cucire mi aiuta anche mio marito, cerco di farne il più possibile». —
Nicola Nucci
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