Italia
Il notaio dimesso dal San Luca: «Lì dentro siamo un’unica famiglia»
Il commovente messaggio di Francesco De Stefano dopo il ricovero per coronavirus: «Ho visto l’erba dalla parte delle radici»
Il testo che segue è stato scritto su Facebook dal notaio Francesco Di Stefano, dopo la dimissione dall’ospedale San Luca di Lucca dove era stato ricoverato perché colpito da coronavirus..
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Rientro a casa dall’Ospedale San Luca dove ero ricoverato dal 13 marzo impegnato, come molti sanno, a combattere la “bestia”, il virus subdolo che entra dentro di te con uno scopo: portarti via. Ci ha provato anche con me, forse veicolato dagli incontri dovuti al mio lavoro, forse da altri agenti, non so.
Momenti durissimi, fisicamente, emotivamente e per mille altri motivi che solo chi ha vissuto, chi ha visto cosa accade negli ospedali italiani in queste settimane, chi non ha retto al pensiero che la stessa disavventura potesse colpire i propri congiunti a sua causa, può comprendere; è sufficiente leggere le attente analisi di qualche giornalista accorto sui principali quotidiani nazionali per averne contezza .
E quando sei dentro e vedi l’erba dalla parte delle radici e le notti trascorrono insonni, quando l’unico sapore che percepisci è quello del cocktail di medicinali sperimentali che si utilizzano per contrastare il male, capisci cosa vuol dire condividere l’essere “un malato”, che la parola Stato ha un senso profondo oltre quello che ben conosci per esserne un tramite e capisci di appartenere come individuo a una comunità superiore a te e che ha cura di Te. Tutto questo nella solitudine assoluta cui la malattia costringe allontanando necessariamente i tuoi cari. E scopri un mondo che conoscevi per “sentito dire”, quello del personale sanitario che è fatto di competenze molteplici e variegate, difficili da immaginare se non li vedi all’opera, da compassione umana, da dedizione e abnegazione nel lavoro; uomini e donne che dimenticano di essere padri/madri/compagni, di avere una loro vita che non vale meno della tua e che aiutano amorevolmente il tuo corpo inerme e la tua mente a vincere la battaglia in corso e che hanno diritto a far rientro nelle loro case sani e salvi.
A loro, ai medici, a tutto tutto il personale coinvolto nella gestione dell’emergenza presso l’Ospedale San Luca di Lucca il mio ringraziamento per avermi preso per mano nell’uscire da questa brutta vicenda, per avermi fatto sentire parte di una famiglia impegnata in un’unica lotta. Di questo, nonostante le disfunzioni, le strumentalizzazioni, le ruberie che conosciamo bene e che si annidano da sempre là dove ci sono soldi pubblici da amministrare e consensi politici da raccogliere facilmente, incarichi da distribuire secondo logiche di partito mai sopite, vorrei che nessuno di noi si dimenticasse mai: credere nello Stato, nell’essere comunità, impedire che il lucro privato devasti aree economiche che dovrebbero essere in esclusiva titolarità del nostro Stato perché riguardarono beni e interessi inalienabili di ciascuno di Noi; coltivare con forza e passione l’affermazione quei diritti sociali irrinunciabili, regole del vivere in giustizia senza sopraffazioni, che sono l’unica cifra di un mondo possibile.
Sto bene, sono tornato ai miei cari, sono pronto.
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